cose che capitano
Le parole vecchio stile di Giorgio
"Vorrei che le mie frasi passassero un test ragionevole di necessità", dice Giorgio Fontana.

Sul suo blog, lo scrittore milanese (e autore, tra l'altro, del nostro Babele 56, che in questi giorni sta incontrando un rinnovato interesse da parte dei media anche grazie a Maroni & Berlusconi) prova a rispondere alla domanda, apparentemente semplice, di un'amica: "Perché scrivi poco?", chiede la fanciulla riferendosi in particolare ai rari (secondo lei) aggiornamenti del sito di Fontana.

Ecco, di seguito, un estratto del ragionamento di Giorgio, che vale la pena, però, leggere per intero:

"L'epoca contemporanea dell'informazione - di qualsiasi tipo - è segnata da due fattori: estrema velocità ed estremo sovraccarico. Il fenomeno del blogging incarna alla perfezione queste due richieste. La scrittura diventa una pratica da sbrigare il prima possibile, concentrando il più informazione possibile (cosa che l'ipertesto rende molto facile), al fine di essere ovunque, e sempre con un parere definito. (...) 

Ma perché questa bulimia?
Perché siamo in troppi. Eh, sì. Scrittori, blogger, intellettuali, parolieri, professionisti della comunicazione, giornalisti, gestori di aggretatori, informatori freelance, agitatori culturali. Siamo davvero troppi, e allora diventa importante esserci sempre. Se si scrive poco si scompare dall'onda della fruizione immediata, si passa di moda, non si è sul pezzo, non si sa questo o quest'altro e dunque non si viene reputati importanti. La parola contemporanea non si estende lungo l'asse della densità, ma lungo quello della rapidità e della presenza. (...)

E io? Be', io ogni tanto penso di scrivere troppo, altro che poco. Cerco sempre che le mie parole siano necessarie, e ho il terrore continuo che non lo siano, che contribuiscano ad allargare quella 'macchia inutile sul silenzio e sul nulla' di cui parlava Beckett."

 

[12 maggio 2009]

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