parole d'autore
Paris Review: Dorothy Parker
"Per scrivere una storia mi ci vogliono sei mesi. Non riesco a scrivere cinque parole senza cambiarne sette".

Da quegli anni [dell'infanzia, ndr] ha mai tratto materiale per le sue storie?
Tutti quegli scrittori che raccontano della loro infanzia! Dio Santo, se io scrivessi della mia, lei non vorrebbe stare nella stessa stanza con me.

Allora qual è la fonte di ispirazione per il suo lavoro?
Il bisogno di soldi, mia cara.

E oltre a quello?
È più facile scrivere di coloro che si odia - esattamente come è più facile criticare un'opera teatrale mediocre o un brutto libro. [...]

Vorrei farle una domanda tecnica, se è d'accordo. Come scrive le sue storie? Ne fa una prima stesura che poi riscrive più volte, oppure quale altro metodo segue?
Per scrivere una storia mi ci vogliono sei mesi. Ci rifletto a lungo e poi la scrivo frase per frase, senza nessuna prima stesura. Non riesco a scrivere cinque parole senza cambiarne sette.

Dove prende i nomi dei personaggi?
Dall'elenco del telefono e dai necrologi.

Annota le sue storie su un taccuino?
Ho cercato di tenerne uno, ma non mi ricordavo mai dove lo mettevo. Dico sempre che domani comincerò a tenerne uno.

Cosa usa per scrivere?
Prima scrivevo a mano, adesso non più. Lavoro alla macchina da scrivere, usando due sole dita. Non è mica tanto gentile, lei, a chiedermi una cosa del genere. La macchina da scrivere era un oggetto talmente ignoto, per me, che una volta ne ho comprata una nuova perché non sapevo cambiare il nastro a quella che avevo.


[Brano tratto dall'intervista realizzata da Marion Capron nel 1956 per il numero 13 della Paris Review. Info su Dorothy Parker le trovate qui. L'intervista integrale è contenuta nel libro The Paris Review. Interviste vol. 1, Fandango Libri]

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