nero su bianco, le interviste come una volta
Una rivoluzione chiamata libro (elettronico)
Parla l'amministratore delegato di Bookrepublic: "Chi lavora in editoria deve iniziare a esplorare i nuovi mondi"

L'inizio del 2011 ha portato una piccola, piccolissima rivoluzione a Terre di mezzo, ma molti di quelli che hanno un manoscritto nel cassetto se ne sono già accorti: la casa editrice che ospita questo blog ha modificato le "regole " per l'invio dei manoscritti, chiedendo agli aspiranti autori di non mandare testi cartacei, ma file via e-mail. E questo perché il 2009 è stato l'anno degli e-book e degli e-reader (quegli aggeggi nati per leggere i libri elettronici che però sono molto utili anche per i manoscritti, ed evitano di sprecare chili e chili di carta). Questo non significa che il mondo del libro sia già cambiato, soprattutto in Italia, ma qualcosa sta accadendo. Di certo negli ultimi mesi se n'è parlato molto, e sono nati distributori di libri digitali e nuovi store online. I più veloci sono stati quelli di Bookrepublic, che la scorsa estate hanno lanciato: un negozio online di ebook (dove trovate anche gli e-book di Terre, un distributore e una casa editrice, 40k Books, che pubblica esclusivamente libri elettronici.

Il periodo è magmatico, i problemi da definire sono ancora parecchi (per esempio i prezzi troppo alti degli e-book o l'uso da parte dei grandi editori dei Drm che limitano la copia dei file e che potrebbero ritorcersi contro gli editori stessi, com'è già avvenuto in ambito musicale) ed è pesto per dire come andranno le cose. Ma Marco Ferrario, amministratore delegato di Bookrepublic, non ha dubbi: "Questo non è marketing, è una rivoluzione".

Negli ultimi due anni l'interesse per gli e-book si è improvvisamente risvegliato, dopo anni di false partenze, complici anche i lanci di tablet ed e-reader, che sono diventati i nuovi oggetti del desiderio di molti. A volte viene da pensare che si tratti quasi di un bisogno indotto, frutto di una campagna di marketing di massa. Che ne pensi?
Il digitale estende enormemente le possibilità di lettura e quindi di creazione e di pubblicazione, in tutti i comparti dell'industria dei media. E il libro non fa eccezione. Tablet e e-reader ne sono, per così, dire, una delle logiche conseguenze: hanno successo oggi perché lo stadio di sviluppo della rete li ha resi necessari. Su questo sono molto schierato: è una rivoluzione, non una campagna di marketing di massa. Ed è una rivoluzione che progredisce e si fa spazio molto velocemente nonostante le reazioni del mondo tradizionale.

Gli attori in gioco (produttori di device, librerie online, editori) ritengono che il fenomeno dei libri elettronici non sia passeggero, ma che sia iniziata una nuova era. Quali sono le tue previsioni? Che dimensioni potrebbe prendere questo segmento di mercato, in particolare in un paese come l'Italia dove già si leggono pochi libri cartacei?
Le possibilità che la rete e il digitale offrono di pensare un libro o, più in generale, a come un lettore può venire coinvolto in una relazione di diverse ore con un autore, si stanno dilatando enormemente. Questo sta cambiando le regole del gioco e gli elementi costitutivi dei modelli di business esistenti. Siamo di fronte a un cambiamento strutturale molto importante ed è molto difficile prevedere dove arriveremo e in quanto tempo. Negli Usa l'incidenza del digitale sul totale del mercato del libro ci ha messo circa 3 anni a raggiungere il 10%; le previsioni più accreditate dicono che in Europa quella soglia sarà raggiunta o superata nel 2015. Una cosa è certa: il cambiamento in atto è molto veloce.

Gli editori "tradizionali" guardano all'e-book con diffidenza, temendo soprattutto la pirateria e un "effetto mp3", con il crollo quindi delle vendite di libri e un aumento a dismisura dei download illegali. Come vedi la questione e cosa pensi dei Drm?
L'esperienza del comparto della musica dovrebbe insegnare qualcosa, anche se così non sembra. Da altri punti di vista, anche quella dei quotidiani. Le resistenze degli editori "tradizionali", nel caso del libro, sono mitigate dal fatto che il possesso del libro da parte del lettore è un elemento forte e che il libro (soprattutto il romanzo) è un'entità difficilmente scomponibile, molto più che una raccolta di brani musicali. Ma la pirateria è attivissima anche nel caso dei libri: non esistono titoli che non siano stati piratati e che non siano disponibili in rete per download illegali; e gli editori lo sanno. La combinazione di Drm invasivi e di prezzi alti favorirà certamente, purtroppo, l'abitudine a scaricare illegalmente anche da parte di chi è disposto a pagare un prezzo per un e-book. La conseguenza sarà l'abbandono dei Drm e prezzi più allineati con la percezione di valore dei lettori; ma non sarà un passaggio indolore.

Jacopo De Michelis, responsabile della narrativa di Marsilio, di recente ha dichiarato: "Gli ebook sono una rivoluzione, e se prendiamo sul serio questo termine - e io sono d'accordo con Gian Arturo Ferrari che dobbiamo farlo, anche se la mia posizione è nel complesso meno pessimistica della sua - questo vuol dire che nei prossimi anni assisteremo a un sovvertimento violento e radicale dell'attuale panorama editoriale, che si lascerà dietro morti e macerie, e che, in tempi difficilmente quantificabili oggi, potrebbe anche vedere la scomparsa dell'editore, almeno nel senso in cui attualmente lo intendiamo". Secondo te chi lavora in editoria deve iniziare a cercarsi un altro lavoro?
Chi lavora in editoria, se ama il proprio lavoro, deve iniziare a studiare la tecnologia e il web e cominciare ad esplorare i nuovi mondi. A me sembra una prospettiva molto eccitante.

Spiegami in due parole la differenza - se c'è - tra Bookrepublic e le altre piattaforme di distribuzione di e-book. Avete bruciato tutti sui tempi, e all'inizio vi siete posti come la realtà di riferimento per l'editoria indipendente, mentre ora, per forza di cose, vi siete aperti anche ai grandi marchi, almeno per quanto riguarda il vostro store online.
Bookrepublic è l'unica libreria online dove gli editori hanno uguale visibilità a prescindere dalla propria quota di mercato. Continueremo a difendere strenuamente questa nostra diversità. Che il titolo di un editore sconosciuto sia di fianco a Eco o Follett, a noi sembra dargli possibilità di vendita sconosciute; e rendere un grande servizio al suo editore.

Un altro vostro primato: per ora siete gli unici ad aver fondato una casa editrice, la 40k Books, che pubblica esclsivamente e-book ed è diretta da Giuseppe Granieri. Qual è il progetto e quali gli obiettivi sul medio/lungo periodo?
Il progetto 40k nasce da due presupposti: le opportunità offerte dalla rete per pensare e concepire un piano editoriale in modo nuovo e l'inefficienza della carta come supporto per certi formati. I formati brevi sono antieconomici per la carta, a meno che non si pubblichino raccolte, che però hanno funzionato in rari casi. Siamo invece convinti che la rete ci stia abituando a forme di lettura sincopate, che si aggiungono alla lettura di un romanzo: con 40k, che significa 40.000 battute, cioè 20-30 pagine, stiamo esplorando questo terreno specifico del digitale. Ma l'aspetto più innovativo sta soprattutto nel ripensare il modo di essere editori. Abbiamo proposto in rete il progetto editoriale, abbiamo aggregato intorno ad esso un certo numero di autori che insieme a noi l'hanno raccontato e discusso. Alla discussione hanno cominciato a prendere parte potenziali lettori: solo allora abbiamo cominciato a pubblicare. Abbiamo usato i social network come piattaforma di publishing e abbiamo coinvolto gli autori nella promozione dei titoli. Ora stiamo lavorando perché ogni titolo abbia una sua community che faccia riferimento all'autore. È solo l'inizio.

 

a cura di Davide Musso

 

[Articolo rilasciato con Licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia]

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