nero su bianco, le interviste come una volta
L'odore afrodiasiaco del cloro
Intervista a Giulia Belloni di Alet, che ha portato in Italia la raccolta di racconti di Judy Budnitz.

I dodici racconti di L'odore afrodisiaco del cloro, esordio di Judy Budnitz, sono scene di vita ordinaria. Personaggi e fatti familiari. Ma nella sensibilità della scrittrice questa ordinarietà si trasforma in estraneità, complice una scrittura nitida e sempre tesa che mescola realtà e finzione creando un territorio inquietante e sempre plausibile. Ci si trova di fronte con la stessa naturalezza, a una donna che tiene in grembo un bimbo per oltre tre anni e mezzo, all'America come un paese in cui “appena varchi il confine ti regalano una lavastoviglie”, a una donna innocente che è identica al ritratto del primo ministro, e che per questo viene perseguitata dal paese che si rivolta, a una coppia bianca che ha un bambino nero, senza adulterio, che la mette in crisi. Storie che sembrano essere equidistanti dalla realtà e dalla finzione, che fanno pensare, e ci portano dritto nelle pieghe intime della società Americana.

Nel 2007 la rivista Granta l'ha inserita fra i 22 migliori giovani autori degli ultimi dieci anni. Nel 2003 minimum fax la incluse in Burned Children of America, una raccolta di 18 giovani scrittori americani, fra cui Foster Wallace e  Rick Moody. Sono passati anni prima che Alet pubblicasse in Italia L'odore afrodisiaco del cloro. La storia della letteratura - e quindi dell'editoria - è fatta di clamorosi rifiuti, libri impastoiati, autori ignorati e sottovalutati. La Budnitz è uno di questi casi. Abbiamo chiesto a Giulia Belloni, editor di Alet, perché tanta reticenza; e perché Alet, che pubblicherà i suoi romanzi, punta molto su questa talentuosa scrittrice.  

Come si spiega il ritardo con la quale, a dispetto della fama negli Stati Uniti, Judy Budnitz è stata tradotta in Italia?
 Addebiterei la cosa a mancanza di tempismo, è stato così anche per Andrè Dubus, un autore che in America è considerato alla stregua di Raymond Carver: per moltissimi anni nessun editore italiano ha voluto investire sulla sua voce, come spesso accade ha vinto il silenzio. Solo adesso Mattioli lo ha tradotto in Italia. Per Judy Budnitz vale più o meno lo stesso. Per fortuna Alet è intervenuta prima che fosse tardi, ed eccoci qui.

Potrebbe avere qualcosa a che fare con il suo risvolto magico-surreale, in un momento in cui la narrativa si sposta sempre di più verso il reportage?
Come lei dice, oggi, soprattutto nella piccola e media editoria, vince sulla narrativa straniera sia la saggistica che la narrativa italiana. Il realismo magico di Judy Budnitz non va certo di moda, è evidente. E temo che oggi anche l'editoria contemporanea non sia affatto estranea ai flussi e alle tendenze della moda. Inutile prenderci in giro, un prodotto che non è "in", anche a livello editoriale, fa più fatica ad imporsi. La risposta è sì.

È soddisfatta del successo che ha riscosso, o pensi che un autrice come la Budnitz non sia ancora considerata come si merita nel nostro paese?
Non sono soddisfatta del suo riscontro, perché è inferiore al suo potenziale, mi rendo conto altresì di quanto questa autrice sia stata però autenticamente amata da chi l'ha letta, e questo, come editor di Alet, mi rende orgogliosa della scelta difficile che si è avuto il coraggio di fare. Le dirò, se un editore si muove sempre per vincere, non credo sia un buon editore. A volte si investe su una voce, e questo è già moltissimo.

Come ha trovato il titolo italiano? So che è stata lei a sceglierlo (l'originale è Nice Big American Baby, ndr).
Lei è molto informato, come fate voi giornalisti? Ho scelto io il titolo, è vero. Le parole, però, sono tutte di Judy Budnitz, io le ho solo accorpate per creare un sistema. La piscina è un luogo di forte valore simbolico ed inconscio, l'acqua e il suono che produce sono suggestioni ad altissimo impatto emotivo, che ci rimandano al mondo da cui siamo venuti. E poi c'è il cloro: il suo odore, così penetrante, inalienabile, indigesto, è impossibile da dimenticare. Da bambini ci lasciava tramortiti, in piedi ai bordi della piscina. In quella luce azzurra eravamo vittime della sua persistenza. Eccitava i nostri sensi, li acuiva. E l'amore è questo che fa.

Alet pubblicherà il prossimo romanzo, quanto ci punta? 
Ci abbiamo investito. Credo che una scrittrice come lei che passa dal campo da calcetto del racconto a quello da calcio del romanzo, abbia molto più spazio per farci vedere come gioca. Io ci sarò, questo è sicuro.

Quando è prevista l'uscita e può anticiparci qualcosa (titolo, tema)? 
L'uscita dovrebbe essere nel 2012, ma di suoi romanzi ne abbiamo acquisiti due: il secondo è in lavorazione proprio adesso. Sul primo le dico queste parole: neve, ragazzina, fuggire, tempo, perdita.

Filippo Nicosia

 

 

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