cose che capitano
Giorgio Fontana e le crepe di Anobii
L'autore milanese: "Non credo sia giusto, per uno scrittore o un operatore culturale o un critico o chiunque altro, utilizzare Anobii così come lo fa un lettore qualunque".

Anobii è a pezzi. Lo raccontava anche il Post tempo fa, ma basta farci un giro per rendersi conto di quanti bug e quante lentezze si trascini dietro. Peccato, perché l'idea del social reading è interessante e merita grande rispetto. Le alternative - come GoodReads, che nel mondo anglossassone va alla grande - non sono ancora diffuse nel panorama italiano, e hanno pochi libri e pochi utenti nostrani. Quindi? Quindi o aspettiamo che Anobii si dia una grossa regolata, oppure migriamo tutti in massa altrove: sulla rete, in ogni caso, questi tempi non sono mai esagerati.
Devo fare però una precisazione: io da qualche tempo - e ufficialmente da oggi - smetterò di utilizzare Anobii e qualsiasi altra forma di social reading network. Perché? E' un discorso complicato che tocca diversi punti su come, a mio avviso, viene gestita la comunicazione intellettuale in rete - e soprattutto su come ci sia la riduzione a "twitterare" ogni opinione,compattandola fino all'estremo e rifiutando di base la sana argomentazione razionale. Che il web imponga una scrittura smilza va bene, ma il proliferare di giudizi secchi, feroci, e che a differenza dell'oralità rimangono lì e sono sempre consultabili... Be', devo ammettere che mi spaventa.
Comunque, ne scriverò più diffusamente altrove. Qui mi limito a questo: non credo sia giusto, per uno scrittore o un operatore culturale o un critico o chiunque altro, utilizzare Anobii così co

me lo fa un lettore qualunque. Perché credo che quello abbia l'obbligo di fornire sempre dei giudizi ben argomentati - non limitarsi a dare un voto da 1 a 5. Questa "finta critica" basata su impressioni momentanee non si accorda con la mia idea di critica. A questo punto per me i casi sono due: o uno scrittore-critico ecc. fa un uso serio di Anobii (come ad esempio fanno i Wu Ming, implementando autentiche e complesse recensioni), oppure lascia perdere. Io non ho il tempo di fare un lavoro come quello dei Wu Ming: quindi lascio perdere. Per evitare di cadere nella trappola delle "due righe sprezzanti e tanti saluti a tutti".

Giorgio Fontana

 

[Articolo rilasciato sotto Licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia]

[la rielaborazione del logo di Anobii arriva da qui]

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