milleriviste
Parole inutili
Racconti, recensioni, segnalazioni, illustrazioni, musica. "Inutile": una rivista online, formato A3.

Una rivista online, che è anche su carta in formato opuscolo e, soprattutto, un nome che è tutto un programma. Parlano Alessandro Romeo (responsabile editoriale di "inutile. opuscolo letterario") e Matteo Scandolin (presidente di INUTLE >> ASSOCIAZIONE CULTURALE).
 

WHO?
Chi ha fondato la rivista, e chi vi collabora abitualmente?
Siamo partiti in sei e oggi siamo in nove. In mezzo, com'è ovvio, ci sono stati dei nuovi arrivi e delle fuoriuscite. In realtà la redazione in sé scrive molto poco e si occupa soprattutto di tenere in piedi la baracca. In compenso ci sono una manciata di collaboratori esterni cui sono state affidate delle rubriche: Alessandro Milanese per la musica, Sara Pavan per il fumetto, Paolo Zaffaina per il teatro, Gianluca Didino per la saggistica breve. Gli amici di Polaroid compilano ogni mese una playlist di musica indie scaricabile gratuitamente, mentre Massimiliano Santarossa ci regala periodicamente un suo racconto inedito.
Detto questo, la maggior parte dei contenuti sono racconti che ci sono stati mandati da perfetti sconosciuti. Ci arriva parecchia roba: selezioniamo quello che ci convince, se serve facciamo un po' di editing assieme all'autore e poi la pubblichiamo.

WHEN?
Quando è stata fondata la rivista e con che cadenza esce?
Siamo partiti nel febbraio 2007, totalmente alla cieca. Poi abbiamo perso tutto il primo anno di sito, abbiamo smadonnato convulsamente e dopo un paio di mesi siamo ripartiti, a marzo 2008.
Per due anni, sul sito sono usciti due post a settimana, il martedì e il venerdì: ora vogliamo liberare certe scadenze, certi ritmi e fare in modo di pubblicare quello che vogliamo quando vogliamo che sia pubblicato.
Mentre il pdf, che ha contenuti diversi da quelli del sito, esce con cadenza mensile. A luglio facciamo un numero speciale di sola narrativa e ad agosto ci riposiamo.

WHY?
Perché avete deciso di dar vita a una rivista del genere? Quali sono gli obiettivi?
Ti rispondo prima in maniera sincera, poi in maniera intelligente (almeno nelle intenzioni). Considerata l'età che avevamo quando siamo partiti (vent'anni o giù di lì), la rivista è nata perché ci piaceva l'idea di avere una rivista. E lo scopo della rivista era quello di diventare la rivista letteraria più bella del mondo (non conoscevamo ancora McSweeney's e gli amici di Eleanore Rigby, quindi pensavamo di aver gioco facile). Questa era la risposta sincera.
La questione in realtà è un'altra (dài, che inizia la parte intelligente!), ovvero come cambia la percezione di sé e dei propri scopi in corso d'opera. Ora abbiamo capito che il nostro pubblico è simile a quello delle radio libere degli anni Settanta: piccolo, incazzato, affezionato e collaborativo. Siamo, assieme alle riviste che sono rimaste e quelle che continuano a nascere, il primo banco di prova per quelli che sanno scrivere meglio di quanto credano. Rispondiamo a tutti, diamo una mano e spieghiamo cosa va e cosa non va. Non ci facciamo problemi a dire che un racconto è brutto e che non lo pubblicheremo. È tutto un grande tentativo di
dimostrare che la bravura non è un dono divino e che alla pubblicazione ci si arriva per gradi, lavorando come dei bastardi.
Sul versante delle rubriche, invece, parliamo di cose che non hanno la visibilità che si meritano. Non è una questione di underground e mainstream, o di buoni e cattivi. Da quando c'è internet l'underground non esiste più. Esistono solo cose belle e cose brutte e noi abbiamo il dovere di occuparci di quelle belle.

WHAT?
Di cosa si occupa? Citami uno o due esempi tratti dall'ultimo numero.
Racconti, recensioni, segnalazioni, illustrazioni. Di tanto in tanto pubblichiamo racconti di gente un po' più famosa, nel senso di brava e riconosciuta come tale. L'anno scorso è toccato a un racconto inedito di Daniel Wallace (quello di Big Fish) e a uno di Peppe Fiore (La futura classe dirigente, minimum fax). Quest'anno abbiamo pubblicato Brock Adams (edito in Italia da Round Robin). Tutto ciò perché passi l'idea che la scrittura, in fin dei conti, è tutto un grande laboratorio.
Nell'ultimo numero ha preso il via una finta posta del cuore. Si chiama La posta di Loretta ed è scritta da una ragazza che si chiama Loretta Jesus McJagger. In realtà è un espediente come un altro per narrare, per raccontare storie. E poi c'è una recensione a Objectified, il documentario di Gary Hustwit (quello di Helvetica) sul design.

WHERE?
Su che supporto viene pubblicata e dove posso trovarla?
Il pdf mensile, che consta di un A3 (da una parte testo, dall'altra poster) piegato in maniera che stia in una mano, viene anche stampato e spedito a casa agli abbonati. Da questo si deducono due cose (le solite, quando si parla di riviste letterarie): che l'unico modo per avere la rivista tra le mani è abbonarsi e che non abbiamo (ancora) una distribuzione. 


[24.6.2010]


[Questo articolo è stato rilasciato sotto la Licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia]

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