parole d'autore
Consigli d'autore
Tutti al mare? D'accordo, a patto portiate con voi (almeno) un buon libro. Ecco cosa suggeriscono gli scrittori che amano "le parole".

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Matteo B. Bianchi
 consiglia Andrea Camilleri
Non ho mai letto un Montalbano, non mi piacciono i gialli, non sono un fan di Camilleri, però adoro i libri composti da frammenti. E Il nipote del Negus, nel suo genere, è eccezionale. Una commedia ambientata ai tempi del fascismo nella quale la vicenda non è narrata, ma affidata a una serie di documenti: lettere, telegrammi, articoli di giornale, stralci di conversazioni. Per i lettori, un divertimento. Per gli scrittori, una lezione.

 

Susanna Bissoli consiglia Wallace, Strout, D'Arzo, Calvino e Omero
A chi mi chiede adesso se ultimamente ho letto qualcosa che mi piace rispondo La scopa del sistema di David Foster Wallace: arrivata all’ultima pagina avevo un criceto dentro che gridava ancora, ancora - anche perché il romanzo finiva a metà di una frase. Allora sono corsa a comprare Infinite Jest per continuare a correre sulla ruota, ma mi sono arenata dopo duecento pagine – cioè all’inizio. Troppo tennis e troppa disperazione. Cosa mi è piaciuto di La scopa del sistema? La trama surreale scoppiettante di invenzioni, i personaggi da fumetto, le pagine e pagine di dialoghi esilaranti senza l’ombra di una didascalia, i racconti di Rick Vigorous, e poi che in una narrazione di questo tipo ci siano momenti di autenticità così disarmante nel rapporto tra i personaggi che ci si ritrova a piangere senza capire bene come sia successo.
Un altro libro che mi è piaciuto molto tra quelli letti quest’anno è Olive Kitteridge di Elizabeth Strout. Un romanzo che è una costellazione di racconti. Il personaggio di Olive è il prodotto di una serie di punti di vista, a volte anche discordanti. In un racconto è la protagonista, in un altro magari è solo citata come la vecchia insegnante di matematica un po’ stronza. Mi pare che indichi una via interessante. Adesso della stessa autrice sto leggendo Resta con me e ci ritrovo la stessa coralità, la stessa maestria nei dettagli, la stessa attenzione ai giochi di luce, alle ombre, ai piccolissimi gesti. Anche questo ambientato in una cittadina del Maine. Negli anni ’50. Bello.
Dei classici consiglio Casa d’altri di Silvio d’Arzo, Le Cosmicomiche di Calvino e l’Odissea.

 

Antonella Cilento consiglia Stèphane Audeguy
Suggerisco di leggere Mio fratello Rousseau e La teoria delle nuvole di Stèphane Audeguy: due romanzi assai simili per ideazione e stile a La misura del mondo di Daniel Kehlmann e ai capolavori di Per Olov Enquist (Il medico di corte e Il libro di Blanche e Marie), tutti romanzi che usano personaggi storici, noti e meno noti, per raccontarci le inquietudini del nostro presente. Ne La teoria delle nuvole, ad esempio, c'è qualche risposta al perché siamo così ossessionati dalle previsioni del tempo. Sapete com'è nata la climatologia? Immaginavate che il nome alle nuvole l'ha dato un quacchero inglese? In Mio fratello Rousseau trovate invece una rilettura del Rousseau buonista fatta dal suo fratello amaro e libertino. Grande stile, grande ironia: Audeguy e Khelmann, e assai prima di loro un autentico maestro come Enquist, stanno ridisegnando la forma del romanzo di questi anni recenti.

 

Andrea Cisi consiglia Erri De Luca
Consiglio Il peso della farfalla, per tre motivi principali: 1) è la scrittura più bella ed evocativa che trovo da anni, ci sono precisione e magia, nelle mani di De Luca che in vita han fatto anche altro, oltre a scrivere; 2) c'è l'appassionante duello emotivo e di capacità tra due eccellenti creature, un essere umano assassino per passione che vuole l'ultima preda e un re dei camosci decaduto che vuole solo invecchiare nell'isolamento dal branco, nell'epicità di un Conan il Barbaro e con l'amore per la montagna di un Barnabo Buzzatiano; 3) è leggero, breve, soffice come le ali di una farfalla appunto. Imperdibile. Chiama altro, di De Luca, subito, come un'arsura.

 

Luigi Romolo Carrino consiglia Sacha Naspini
I cariolanti: nell'arco di quarant'anni circa, partorito da un buco dove il padre disertore della Prima Guerra mondiale lo ha costretto, insieme alla madre, il protagonista Bastiano parla la lingua segreta, sopita, del bambino che abita ognuno di noi ma anche la lingua del cane selvaggio che si difende, mangia, beve, vive: Bastiano è un animale tenero.
Naspini è un chirurgo, sgrana le varie età del protagonista come un rosario, una meravigliosa liturgia dell'urgenza di stare al mondo, dell'urgenza di allontanarsene quando ti ha scartato. Leggere questo romanzo è una bella esperienza da fare.

 

Giorgio Fontana consiglia Richard Powers
Alla gara delle espressioni abusate, "Il miglior libro degli ultimi x anni" è senz'altro fra le prime cinque. Però davvero, per me Il tempo di una canzone di Powers è veramente il miglior libro degli ultimi (quanti? boh) anni. Se credete che il grande romanzo americano sia morto e sepolto con il postmoderno: se credete che il virtuosismo stilistico e la potenza narrativa difficilmente possano convivere: se credete che non sia possibile raccontare cinquant'anni di storia sociale e familiare mettendo insieme ebraismo e pensiero black, amore e raziocinio, canto lirico e teoria della relatività: bene. Powers farà piazza pulita di questi pregiudizi tenendovi incollati dalla prima all'ultima riga, costruendo per la vostra gioia una cattedrale narrativa ed emotiva senza pari. Prima la scusa era che non si trovava o che costava troppo, essendo un librone di novecento e passa pagine in edizione cartonata. Ora non avete più scuse: Mondadori l'ha appena ristampato negli Oscar Contemporanea.

 

Fabio Geda consiglia Romain Gary
La vita davanti a sé. Primo, leggetelo solo se siete ancora in grado si stupirvi. Secondo, leggetelo se avete voglia di vita, vita vera: con i suoi odori, i suoi acciacchi, le sue fioriture improvvise. Terzo, leggetelo se avete voglia di una grande scrittura, di parole che scavano, se cercate una storia indimenticabile. Il piccolo Momò e la vecchia grassa Madame Rosa saranno vostri per sempre.

 

Marco Lazzarotto consiglia Tullio Avoledo
Il libro che consiglio è Lo stato dell'unione, perché secondo me è un romanzo perfetto; perché dentro c'è tutto, si passa dal comico al thriller, dalle piccole noie familiari ai complotti planetari. Forse c'era il rischio che fosse un instant book, ma visti i tempi...

 

Nicola Lagioia consiglia Roberto Bolaño
I detective selvaggi e 2666: perché - almeno fino ad ora - si tratta della migliore eredità (visto che l'autore è purtroppo scomparso prematuramente) e soprattutto del miglior viatico per addentrarci nella letteratura del XXI secolo. Questi due libri sono anche la dimostrazione che il romanzo è un genere letterario ancora molto vivo - ma più che un genere letterario è nella migliore delle ipotesi una forma di pensiero che - analogamente al grande cinema, alla grande filosofia, alla grande musica - è in grado di spalancare di volta in volta, a beneficio del genere umano, nuovi scenari e nuovi modi di immaginare il mondo.

 

Enrico Macioci consiglia Richard Yates e Guido Morselli
Revolutionary Road di Yates è una mirabile radiografia della vita di coppia, e di ciò ch’essa può diventare quando i fraintendimenti prendono il posto d’un serio tentativo di comprensione reciproca. Yates sembra dirci – forse non a torto – che una reale e totale empatia è impossibile, che siamo troppo complessi per unire le nostre complessità risolvendole, ma la tempo stesso ci avverte sui rischi morali e materiali cui un’intimità esacerbata e menzognera può condurre.
Un dramma borghese di Morselli è a mio avviso uno dei romanzi italiani stilisticamente più perfetti. Ma allo stile s’accompagna un’analisi psicologica impeccabile, uno scandaglio costante e impietoso benché il tema non sia affatto semplice: l’attrazione reciproca fra padre e figlia. Il romanzo si mantiene in equilibrio, precario ma solido al contempo, un equilibrio il cui crollo è sempre e con sapienza rimandato, nella stanza d’albergo dove i due convivono, fino a che il mondo esterno non interviene drasticamente a sciogliere il nevrotico groviglio.   

 

Federica Manzon consiglia Joyce Carol Oates
Sorella, mio unico amore, perché con una lingua altamente sperimentale, una struttura narrativa originale e potente, uno sguardo feroce ma empatico, la Oates regala una fotografia spiazzante e indimenticabile della middle class contemporanea, del suo conformismo e della sua ambizione smodata, dei suoi sogni di gloria e della sua ansia di riscatto. Questo romanzo, per la profondità e la precisione con cui mostra le pieghe più nascoste dell'animo umano e le contraddizioni drammatiche dell'epoca attuale, non ha nulla da invidiare al Philip Roth di Pastorale americana, anzi.

 

Giusi Marchetta consiglia Nick Hornby e Dave Eggers
Questo consiglio di lettura potrebbe degenerare in una lista chilometrica. Perciò mi darò un parametro estivo: consiglierò due libri semileggeri, qualcosa con cui è facile estraniarsi anche sulla spiaggia più affollata e chiassosa (e irritante: ci sarai venuto per riposarti o no?). Sono due classici moderni a modo loro: Alta fedeltà di Nick Hornby e L'opera struggente di un formidabile genio di Dave Eggers. Entrambi in formato tascabile, economici, comodi da portarsi dietro. Sono un innamorarsi con poco.       

 

Marco Missiroli consiglia Fabio Geda
Il libro più bello dell'anno: Nel mare ci sono i coccodrilli. La storia vera di Enaiatollah Akbari, ragazzino afghano che a 10 anni attraversa tre stati fino all'arrivo in Italia, dove ottiene lo stato di rifugiato politico. Nel mezzo c'è l'abbandono forzato di una madre, il coraggio della rinascita, la forza della rinuncia e il miracolo del mantenimento della felicità. In mezzo c'è il viaggio di un eroe, vero e contagioso per chiunque lo leggerà. Imperdibile, assolutamente imperdibile.

 

Rick Moody consiglia Padgett Powell
Un libro che di recente mi è piaciuto immensamente è The interrogative mood: a novel?, che è una breve opera in prosa (ma potrebbe anche benissimo essere un poema in prosa) fatto solo di domande. Difficile immaginare che una cosa del genere possa essere così divertente, così sconvolgente, così leggibile, e così duratura, ma così è. Poche cose, di recente, mi hanno copito così tanto.

 

Francesco Pacifico consiglia William T. Vollman.
Per quest'estate suggerisco Europe Central. Per chi ha considerato "Bastardi Senza Gloria" un film serio, il romanzo di Vollman sulla seconda guerra mondiale - che a differenza di BSG sembra più evidentemente un'opera autorevole - è un altro modo per capire che il passato non si può raccontare come se noi non fossimo mai esistiti: il presente si impone quando si guarda al passato. È crudele, certo, e fa più piacere sentir parlare uno che la guerra l'ha fatta o l'ha subita davvero. Chi non c'era, deve farsi in quattro per convincerci ad ascoltarlo mentre ne parla. Secondo me Vollman ci riesce. (Ha pure vinto il National Book Award.)

 

Franco Stelzer consiglia Robert Walzer
I Fratelli Tanner. Perché rappresenta la prosa più delicata, poetica, bizzarra e struggente che mi sia mai capitato di leggere.

 

Giorgio Vasta consiglia Hugo von Hoffmansthal
Il libro che mi piacerebbe suggerire impone, per procurarselo, una buona dose di ostinazione perché viaggia perlopiù nel circuito dei libri fuori catalogo ed è più facile trovarlo sulle bancarelle che in libreria (credo si riesca a rintracciare un'edizione Bur). Ed è un peccato perché penso sia davvero un gran libro. Esilissimo, tra le quindici e le venti pagine, è irrobustito dal testo tedesco a fronte e da una consistente appendice critica. Nel 1902 Hugo von Hoffmansthal immagina una specie di lettera di dimissioni che Lord Chandos, un venticinquenne aristocratico del 1600, scrive a Francesco Bacone, il filosofo "torturatore" della natura. Lord Chandos, alcune esperienze letterarie alle spalle, vive un abissale sbiancamento delle percezioni e non è più nelle condizioni di scrivere. Le cose, il mondo, tutto è talmente vivido nella percezione di Lord Chandos da essere diventato sostanzialmente invisibile. L'ammutolimento, la rinuncia a scrivere, è la conseguenza di questa nuova consapevolezza. Il fatto che von Hoffmansthal decida di far cominciare il (suo, ma non solo) Novecento letterario con questo testo mi sembra emblematico di un atteggiamento che più in generale innerva di sé buona parte della letteratura del ventesimo secolo: scrivere è far dialogare tra loro pulsioni feroci e opposte, ugualmente legittime, quella a dire e quella a tacere. Nella loro frizione si dà il senso. La Lettera di Lord Chandos è il referto di tutto ciò.

 

Simona Vinci consiglia Shirley Jackson e Cormac McCarthy
Consiglierei uno Sherwood Anderson non fosse che è 
introvabile.
 Tra i libri più belli che ho letto negli ultimi tempi: Abbiamo sempre vissuto nel castello di Shirley Jackson. Ogni città, ogni paese, in ogni luogo del mondo, hanno la loro "casa 
dei fantasmi". Può essere appena fuori del centro abitato, o in cima a 
una collina. Altre volte, quella casa maledetta, sinistra e 
inquietante, sorge lungo una strada maestra e se ne sta lì, in mezzo 
alle altre case, quelle normali, quelle "sane". Ma le sue finestre, e 
i suoi muri, sono diversi e tutti i bambini ne sono inevitabilmente 
attratti, ché in loro la paura, e il terrore, si accoppiano e si 
mescolano al piacere.
 Questo romanzo del 1962 di Shirley Jackson - scrittrice elegante e
raffinata come pochi altri autori di ghost stories e horror- ribalta 
il topos e costruisce la sua storia "a rebours": quella che vi 
parlava, era la voce di Merrycat, e vi ha appena raccontato chi erano
, chi sono e per sempre saranno, le "signorine" che tanto tanto tempo 
fa abitavano in quella vecchia casa abbandonata. E stregata.
E naturalmente, sempre e comunque tutti i romanzi di Cormac McCarthy.
 Che riesce ad essere spietato e pieno di amore al tempo stesso. Che 
racconta la natura selvaggia e il cuore degli uomini e degli animali
 che la abitano come nessun altro.

 

Alessandro Zaccuri consiglia John Burnside
Glister. La cittadina scozzese su cui incombe il degrado dell'impianto chimico abbandonato, gli adolescenti perduti, l'insabbiamento sistematico delle indagini... Glister è il romanzo di un poeta (Burnside è anche un notevole autore in versi) e lo si capisce fin dalle prime battute. Ed è un thriller metafisico, che asseconda cioè la vera natura di ogni indagine: costringerci a fare i conti non con l'identità del colpevole, ma con la nostra intima condizione di vittime.

 

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[foto di Nesos]

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