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Avventure di un aspirante stampatore
Il romanzo di Pablo d'Ors è un apologo contemporaneo, che però non ha convinto Filippo Nicosia.

A Romanshorn nessuno ha più visto August Zollinger dal giorno in cui fuori dalla sua bottega appese il cartello "Tipografia". Fin dall'età di sei anni il piccolo August sognava di essere lo stampatore del suo paese. Gli piaceva l'odore della carta, l'inchiostro, la rotativa. Ma di tipografi a Romanshorn c'erano già il vecchio Staufer e il figlio pronto a ereditare la bottega.

Così il giovane August decide di partire. Da qui prendono il via Le avventure dello stampatore Zollinger di Pablo d'Ors (Quodlibet Compagnia Extra, pp.137, euro 12,50). Al di là del titolo, non siamo di fronte a una storia d'azione. Ma a un apologo contemporaneo, con tanto di allegorie e morale, come conviene al genere.

Dunque il Giovane August finisce in un paese vicino a manovrare gli scambi in una piccola stazione da cui passa un solo treno al giorno. Tutte le volte che il treno sta per passare una centralinista preposta al controllo dei capostazione lo chiama: "pronto?", dice lei, "son pronto" risponde August. All'inizio tutto qui. Ma la conversazione si amplia dentro questo canovaccio. I due, senza mai vedersi, si conoscono e si innamorano. Finché una mattina, Maddalena, la centralinista, viene investita dal treno di cui annunciava il passaggio.
Zollinger, in preda al dolore, ricomincia a vagare. Si arruola nell'esercito dove si guadagna il soprannome di "bevitore triste". Ma August abbandona la divisa per ritirarsi nei boschi di St. Heiden obbedendo "ormai soltanto a quell'impulso interiore che lo spingeva ad andare sempre più lontano - come se quel 'lontano' fosse un luogo concreto, da potersi localizzare su una mappa."

Nella solitudine in mezzo al bosco Zollinger impara a sentire il suono degli alberi. Li abbraccia, poggia l'orecchio sul tronco e sente la voce di Maddalena, e tutti i suoni e le emozioni come il pianto, il riso, il vento. Ma August non ha pace in nessun posto.
Lascia il bosco e diventa timbratore in un ufficio amministrativo, e in seguito calzolaio sopraffino, ricco e famoso. Ma non importa che le cose vadano bene, August deve compiere la sua storia, dare senso alle sue peregrinazioni. Lo aiuta la morte improvvisa e contemporanea del tipografo di Romanshorn e del figlio.

Il finale è apparecchiato, e appare abbastanza scontato. August Zollinger può tornare e appendere qual cartello che è stato l'inizio del suo vagabondare. Questa storia l'ha scritta uno sconosciuto che August ha incontrato in un bar: "Lei la scriva, che poi la stampo io." A dar retta a Pablo d'Ors è andata proprio così.

Purtroppo per lo scrittore spagnolo, di cui questo è il primo testo tradotto in Italia, da lettori non ci si affeziona a August, non lo si sente soffrire, non si cammina al suo fianco. Concentrato sulla morale, d'Ors mette sulla carta un personaggio bidimensionale. La scrittura rotonda, umile, senza abbellimenti, seppure sapiente, rende questa favola filosofica "stranamente" poco coinvolgente.

 

[Filippo Nicosia, 2010]


[Questo articolo è stato rilasciato sotto la Licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia]

 

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