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Rotaie blues
Il nuovo libro di Paul Theroux vi farà venir voglia di mollare tutto per saltare sul primo treno, destinazione sconosciuta. Garantisce Michela Gelati.


Premessa: il nuovo libro di Paul Theroux vi farà venir voglia di mollare tutto per saltare sul primo treno, destinazione sconosciuta. Una vera perla lunga 500 pagine da centellinare con attenzione, senza perdersi nemmeno un istante di questo lungo viaggio, "un blues sulla lunga distanza" dall'Europa al cuore dell'Asia. Basta il titolo, Un treno fantasma verso la Stella dell'Est, (Baldini Castoldi Dalai, pp. 518, 22,00 euro) per affascinare qualunque lettore curioso del mondo, soprattutto quello fatto di alberghi scomodi, strade secondarie, lingue astruse. Il treno è fantasma perché Theroux ritorna sullo stesso tragitto fatto trent'anni fa, da Londra al Giappone, attraverso gli "Stan", il Sud Est asiatico, fino al Giappone e la Transiberiana. E chi torna sui propri passi viaggia anche in compagnia di un se stesso più giovane, forte, o a volte più disperato com'era Theroux a 30 anni.

Theroux prende il treno perché è l'unico modo per capire come si vive davvero, sbirciando il retro di esistenze minime e per questo autentiche, "cortili posteriori, stalle, casupole, vie laterali e baraccopoli, gli aspetti significativi della vita di un Paese, la miseria che gli aerei sorvolano".

Davanti al finestrino scorre l'Asia immensa, lanciata verso l'alta tecnologia o risucchiata nel Medioevo: il treno sporco dalla Georgia all'Azerbaigian, tra stazioni di infim'ordine dove bellissime ragazze tristi aspettano sulla banchina. La pianura secca e nuda del Turkmenistan, l'India "manicomio con un tocco di anarchia", con i call center di Bangalore, i mendicanti di Delhi vecchia, i cani zoppi, la solitudine senza tempo circondata dalla folla.

Lo scrittore americano sa descrivere grandi mutamenti sociali come raccontare anche la stanchezza e l'intolleranza provata da ogni viaggiatore. E forse le pagine più riuscite sono quelle in cui si trova quasi in balia di luoghi che non riconosce o troppo tragici da sopportare, come la Birmania.

Theroux è talmente bravo che lo si perdona anche quando con falsa modestia cerca i suoi romanzi nelle librerie di tutto il continente asiatico. Il suo libro racconta l'Asia meglio di tanti saggi, e soprattutto spiega il senso del viaggio, che è un po' anche quello della letteratura: "arrivare solo come uno spettro in un paese sconosciuto, al calare della notte, infilandomi dalla porta posteriore, attraverso le campagne coperte di boschi, a centinaia di miglia dalla metropoli".

 

[© Michela Gelati, 2010]

 

 

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