questioni di editing
Tutte le stelle di Nicole
Intervista esclusiva a una delle agenti letterarie più ambite negli Stati Uniti.

Secondo la New York Magazine è tra le persone più influenti nel mondo del libro made in Usa, in grado di "trasformare un giovane scrittore di talento in una stella letteraria". E scorrendo la lista degli autori che rappresenta è difficile darle torto: nell'elenco balzano agli occhi alcuni tra i migliori autori della letteratura americana degli ultimi anni, come il Premio Pulitzer Junot Díaz, e poi Jonathan Safran Foer, Joe Sacco, Edwige Danticat, Nathan Englander e Colson Whitehead.

In questa intervista Nicole Aragi - ex libraia "irrequieta" di madre inglese e padre libanese, oggi una delle agenti letterarie più stimate della scena newyorkese - si racconta a le parole necessarie.

Quando, dove e perché hai iniziato a fare l'agente?
Ero proprietaria di una piccola libreria a Londra, e dopo circa sette anni avevo iniziato ad annoiarmi del lavoro e a sentirmi irrequieta. Uno scrittore mi disse che avrei potuto fare l'agente, mi disse che il lavoro era simile alla vendita dei libri, ma che avrei venduto soltanto i libri che ammiravo di più (al posto delle dozzine e dozzine di libri sul giardinaggio e guide e libri di sport che si vendevano nel mio negozio anche se non me ne importava un accidente). Il suggerimento si è depositato nel mio cervello finché mi sono detta "perché no?". A quel punto ho pensato che sarei potuta anche andare a vivere in un altro paese prendendo due piccioni con una fava, il desiderio di un lavoro diverso e quello di vivere in un luogo sconosciuto. Avevo la cittadinanza americana anche se non avevo mai vissuto negli Stati Uniti, e dato che questa era la cosa più semplice mi sono trasferita a New York e mi sono messa alla ricerca di un lavoro.

Quando e perché hai aperto la tua agenzia? Lavori da sola o con qualcun altro?
Quando mi sono trasferita in America per la prima volta, nel 1991, ho lavorato come assistente di un'agente letteraria (Gloria Loomis alla Watkins Loomis Agency) e in breve, non appena ho imparato il lavoro, ho iniziato a rappresentare clienti miei. Alla fine del 2001 stavo diventando di nuovo irrequieta (una costante nella mia vita, a quanto pare), mi piaceva fare l'agente, ma avrei voluto gestire un'agenzia mia, e nel 2002 l'ho avviata. Ho continuato a rappresentare gli autori che avevo alla Watkins Loomis, così la mia vita non è cambiata molto, ma ero il capo di me stessa e potevo creare il mio modello di lavoro. Lavoro da sola, con un assistente soltanto, e non ho intenzione di espandermi molto, o per nulla. Mi piace gestire una piccola società!

Che tipo di scrittori rappresenti? Accetti nuovi autori?
Rappresento in particolare narrativa letteraria, un po' di non-fiction letteraria, e qualche autore di graphic novel. Accetto un nuovo autore l'anno, qualche volta due, e questo è tutto.

Com'è una tua giornata tipo?
Mi alzo presto e leggo manoscritti fino alle 8.30-9.00, dopodiché di solito resto intrappolata davanti al mio computer a rispondere a un'infinita catena di email! Poi telefonate e uno o due incontri. Alla fine della giornata dipende, qualche volta vado a dei reading, o a cena con qualcuno che lavora nell'editoria, altre volte resto davanti al mio computer a rispondere alla già menzionata infinita catena di email. Quando sono fortunata finisco di lavorare intorno alle 7 di sera, preparo la cena e mangiamo in pace...

Mentre negli Stati Uniti per uno scrittore è piuttosto difficile (se non impossibile) inviare il proprio manoscritto direttamente a un editore, in Italia è diverso, ma in ogni caso gli agenti stanno diventando sempre più comuni anche per gli autori italiani. Secondo te perché per un autore è importante avere un agente?
Non conosco la situazione italiana, ma negli Stati Uniti per gli scrittori è importante avere qualcuno che li rappresenti, li aiuti e qualche volta discuta con l'editore al posto loro. Gli editori sono così grandi, e le loro collane così vaste, e gli editor cambiano lavoro così di frequente che è di cruciale importanza avere qualcuno che sia sempre lì per gli scrittori, che abbia un interesse continuo per la loro carriera. Gli agenti, almeno di solito, rappresentano un autore per tutta la durata della sua carriera, non solo per un libro o due, così possono prendersi cura del successo (e della felicità) dello scrittore sul lungo periodo. E naturalmente, questo è ovvio, avere un agente lascia agli scrittori più tempo per scrivere e per i tour promozionali.

Partecipando alle fiere in qualità di editor, mi capita spesso di pensare che alcuni agenti siano interessati soltanto al denaro e non alla letteratura, mentre ce ne sono molti che conoscono a fondo i libri che cercano di vendere. Come faccio a riconoscere un bravo agente, e come può riconoscerlo uno scrittore?
Ah, la Grande Domanda. Un modo credo che sia guardare chi l'agente rappresenta, e se si tratta di scrittori blockbuster ci sono delle possibilità che l'agente pensi soprattutto al denaro. Un mix di autori sconosciuti e noti dà un'indicazione di quanto l'agente prenda sul serio la scrittura, perché questo mostra la volontà (il desiderio) di aiutare un autore che l'agente ammira ma che non ha ancora trovato un pubblico, scrittori che in effetti potrebbero non trovare mai un grande pubblico ma nonostante questo l'agente vuole lavorare con loro semplicemente perché ammira il loro lavoro.

Fai dell'editing ai testi dei tuoi autori?
Sì, faccio quasi sempre dell'editing al manoscritto con l'autore, prima di mostrarlo a un editore. L'unico caso in cui non lo faccio è quando uno scrittore ha un rapporto stretto e di fiducia con il suo editor; nel qual caso non sono utile in questa fase.

Qual è il tuo principale rimpianto sul piano professionale? E la tua più grande soddisfazione?
Rimpianti: la mancanza di controllo. Sono autoritaria, prepotente, penso sempre di avere ragione! A volte sogno di essere un'agente, di possedere la casa editrice che pubblica i miei autori e una catena di librerie per vendere i loro libri. Ma qui dimora la follia. Un'altra frustrazione è quando vendo un libro a un editor e poi quell'editor per una ragione o per l'altra se ne va - all'improvviso perdi la persona che più voleva pubblicare quel libro e in fin dei conti è tutto legato al caso.
Soddisfazioni: quando un amico o un vicino ti raccomanda un libro ed è il libro di un tuo autore. È una cosa che adoro. Una volta un amico mi ha detto che dovevo leggere L'intuizionista di Colson Whitehead e sono stata in grado di rispondergli "lo rappresento io". Un'altra soddisfazione è quella di osservare un cliente in una libreria che cerca tra i libri e alla fine ne sceglie uno di un mio autore. Vedere che tra tutti i libri presenti nel negozio viene scelto proprio quello mi dà molta soddisfazione.

Il mondo dell'editoria è in mano a poche grandi multinazionali. Come vedi il futuro? E quale sarà secondo te il ruolo dell'editoria indipendente?
Nell'ultimo anno mi sono svegliata quasi ogni giorno chiedendomi come sarebbe stato il futuro. Mi piacerebbe saperlo. Non lo sa nessuno, e chi dice di saperlo è un illuso o un bugiardo. È probabile che gli e-book saranno ovunque, è una cosa comprensibile ed entro certi limiti benvenuta. Ma sono contraria all'idea che gli e-book sostituiranno tutti i libri stampati; il nostro mondo sarà un posto più brutto senza libri e senza scaffali, senza la possibilità di percorrere il corridoio di un treno e vedere cosa stanno leggendo le persone dalle copertine dei libri, senza il piacere di ammirare la grafica di un libro. Tuttavia, circa gli indipendenti sono ottimista: hanno sempre avuto la vita difficile cercando di competere con i grandi editori sul piano della distribuzione, quindi ironicamente è probabile che proprio loro possano beneficiare della crescita di quello di cui io sono più diffidente, e cioè gli e-book.


[© Davide Musso, 2010]

 

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