oggetti ritrovati
Reperto #1: una casa
La nuova rubrica di Francesca Scotti per "le parole": oggetti abbandonati, con una storia da ritrovare.

Konnichiwa! Mi chiamo Satoshi, ho 8 anni e vivo a Kyoto, l'antica capitale del Giappone. Nella mia lingua Giappone si dice Nihon, fonte del sole. Infatti forse tu la conosci anche come Sol Levante. Però il sole non splende sempre, anzi. D'inverno nevica e fa molto freddo e la primavera non arriva mai. Ogni mattina vado a scuola a piedi, porto la divisa, un cappello giallo e sulla giacca ho scritto l'indirizzo della mia scuola. Così se mi perdo mi faccio portare lì. Le lezioni cominciano in primavera e vanno avanti anche d'estate. Ci insegnano l'arte, la calligrafia, la lingua giapponese, la matematica e molte altre cose interessanti. Quando arriva l'ora di pranzo mangiamo in classe insieme al nostro maestro che chiamiamo sensei. Il mio piatto preferito è l'okonomiyaki con tanta maionese. Da bere abbiamo il tè o anche il latte. Finito il pasto ci laviamo bene i denti e se abbiamo sporcato i banchi o il pavimento dobbiamo pulire.
Quando si torna a casa ci si deve subito togliere le scarpe prima di entrare: nelle case giapponesi si sta scalzi. Oppure con le ciabatte che si chiamano surippa. Prova a dirlo, su-rip-pa. È divertente!
Perché ti sto dicendo tutte queste cose? Perché ora verrai con me.
Anch'io sono entrato in questa casa perché mi ha incuriosito, ma mentre salivo al piano di sopra un gradino ha ceduto. Credo di aver battuto la testa. Cosa dici? No, non tornerai con la tua famiglia in Italia. Sì, certo che ti cercheranno, ma non ti troveranno più. Qui in Giappone, quando una persona muore porta con sé un'altra anima per farsi accompagnare nell'aldilà. Io ti ho scelto.
Come ti dicevo il Giappone è un ottimo posto dove vivere. E non solo.

 

© testo e foto Francesca Scotti


Perché "Oggetti ritrovati"?
Gli oggetti persi o abbandonati mi incuriosiscono. Un guanto in mezzo alla strada non è solo fuori posto, sembra anche più ingombrante. Un orecchino con gemme di vetro che brilla nell’erba pare più prezioso e un frigorifero in fondo a una scarpata è inquietante. Forse queste sensazioni nascono dalle storie che avvolgono gli oggetti. Oggetti che per qualcuno sono diventati un fantasma, un’assenza, ma che per me che li incontro rappresentano l’ingresso a un mondo nuovo. Ed è proprio questa la strada che desidero prendere: raccontare le loro storie. Inventate, certo. O forse suggerite.
(Nessun oggetto è stato maltrattato o volutamente abbandonato per la realizzazione di questi post).

 

Francesca Scotti (1981) è nata a Milano. Diplomata in Conservatorio e laureata in Giurisprudenza, nel 2011 ha esordito con la raccolta di racconti Qualcosa di simile (Italic), vincitrice del Premio Fucini e finalista al Premio Città di Offida-Joyce Lussu. Dal libro è stato tratto l’omonimo cortometraggio per la regia di Alessandra Pescetta. Cura la rubrica "Fra le righe" sul blog Hounlibrointesta. Vive tra l’Italia e il Giappone.

A marzo Terre di mezzo Editore pubblicherà il suo nuovo libro L'origine della distanza.

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