parole d'autore
Un bel posticino
Ecco com'è nata la "Spoon River di Hermann Hesse", il nuovo libro di Carlo Zanda.

Trasformare un piccolo cimitero nel palcoscenico dove si rappresenta la vita di un uomo e dei suoi amici. Lui è un uomo famoso, uno scrittore premio Nobel. Gli amici sono le persone che incontra tutti i giorni nel piccolo villaggio dove vive e che le biografie dell'uomo famoso naturalmente ignorano. È stata un'intuizione improvvisa, oppure era un pensiero che mi portavo dentro da tempo?

Non è chiaro neanche a me come sia nata nella mia mente l'idea della Spoon River di Hermann Hesse, sottotitolo del libro Un bel posticino pubblicato da Marcos y Marcos. Sicuramente Lee Masters mi ha mandato buoni consigli dal suo bel posticino nel cimitero Oakland, a Petersburg, dove si trovano le tombe raccontate nell'Antologia. Altrettanto sicuro è che da quando, sei anni fa, sono entrato con mia moglie Chicca a Sant'Abbondio, il cimitero sulla Collina d'Oro dove è sepolto l'autore di Siddharta, quel pensiero non mi ha più lasciato. Arrivava, spariva, riaffiorava, tornava a nascondersi, forse preoccupato dalla temerarietà dell'impresa: individuare i fili nascosti di una fitta rete di relazioni condannate all'oblio semplicemente perché la vita è fatta così, o meglio: era fatta così al tempo in cui non esistevano i social network.

È solo quando ho acciuffato un'estremità del filo invisibile che legava tra loro tutte queste persone che ho cominciato a pensare che forse si poteva fare. È stato per caso, chiacchierando con la proprietaria del Bellevue, il piccolo albergo dove Hesse andava a cena con Ninon, la sua terza moglie, e dove alloggiavano gli amici (Thomas Mann, Peter Weiss...) che andavano a trovarlo a Montagnola, il villaggio ticinese a dieci chilometri da Lugano che lo ha accolto per quarantatré anni. È stata lei, Gabriella Keller, a raccontarmi le prime storie su Hesse e a mettermi in contatto con un anziano professore di Filologia residente in paese che avrebbe potuto raccontarmene delle altre. Da allora, per circa due anni, il mio principale pensiero è stato quello di non smarrire il bandolo. Se sapete giocare a domino, vi riuscirà facile capire come è andata: alla prima tessera ne ho aggiunto un'altra, poi un'altra, poi un'altra ancora e così via, sino all'ultima pagina del libro.

Poco fa, mentre scrivevo, ho ripreso in mano Un bel posticino e ho contato - non l'avevo ancora mai fatto - quanti sono i personaggi della Spoon River di Hermann Hesse. Una sessantina solo i principali, senza considerare i minori. Se avessi tenuto un diario ora potrei anche dire quante volte sono stato in Ticino, quante volte ho consultato l'emeroteca di Lugano, quanti gli appuntamenti "al buio", quante andate e quanti ritorni sono stati necessari per acquisire anche soltanto una piccola testimonianza, una fotografia o una cartolina firmata "Hermann" conservate in una scatola dimenticata nel solaio. Se mi volto indietro mi spavento, ma so perché l'ho fatto: perché sapevo che questa era l'ultima occasione. La Montagnola di oggi assomiglia pochissimo a quella di ieri e tra non molto di tutti quei ricordi non resterà più niente.

Ho conosciuto Giulio Petrini, il postino del villaggio che nel 1946 fu costretto a comprarsi una carriola per recapitare a Hesse i telegrammi di felicitazioni per il Nobel. Ho fatto in tempo a sentire la voce di Amèrico Lucchini, lo storico segretario comunale di Montagnola. Un nipote dei Colombi mi ha detto delle serate trascorse da Hesse al Cavicc, il suo grotto preferito. Le figlie dei mezzadri di Margherita Camuzzi, la prima padrona di casa, mi hanno raccontato degli incontri di Hesse con i loro genitori. Ma una delle scoperte a cui tengo di più è quella degli spartiti (trascritti da Hugo Ball, fondatore dei Dadaismo, amico di Hesse) con la musica composta dal piccolo Robin Brown: a quattro anni le sue esibizioni erano già recensite sulle prime pagine dei quotidiani in lingua tedesca. Quando suo padre morì, Robin aveva sette anni: ai funerali venne eseguito un suo brano. La musica del piccolo Mozart della Collina d'Oro rivivrà per la prima volta in un concerto che spero si riesca a organizzare in gennaio.

Ho un'altra speranza: che la ricerca avviata con Un bel posticino continui sul mio blog ritornoadespina.it, con nuove testimonianze, nuove fotografie, nuove cartoline firmate "Hermann"... Se ne avete scrivetemi, per favore.

Carlo Zanda

 

Carlo Zanda è nato a Cagliari, ha vissuto a Roma, e ora abita a Milano. Giornalista professionista, ha lavorato per i maggiori gruppi editoriali, alternando la scrittura a ruoli di direzione.

 

 

 

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