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L'importanza di dare un senso al caos
Claudio Magris e Mario Vargas Llosa sul ruolo della letteratura nella società.

http://giotto.ibs.it/cop/cop.aspx?s=B&f=170&x=0&e=9788804625353"Soltanto narrando questa indissolubile mescolanza di ordine e disordine, esigenza di giustizia e colpevole trasgressione, si può trovare il senso di quel caos che è la vita, pur senza negare il necessario sforzo di darle un ordine."

Per chi abbia ascoltato la lectio magistralis di Claudio Magris a Pordenonelegge il 22 settembre scorso senza poter prendere un solo appunto, e per chi non abbia avuto l'opportunità di assistervi, c'è in libreria un prezioso libretto: La letteratura è la mia vendetta (Mondadori, 72 pagine, 10 euro), una conversazione tra Magris e il Nobel peruviano Mario Vargas Llosa intorno al ruolo della letteratura nella società. I due si confrontano sull'impegno degli scrittori in rapporto alla società e sull'importanza di leggere, sul romanzo classico e quello moderno, ma anche sull'attuale crisi di valori e della politica che affligge non soltanto l'Italia.

In occasione dell'uscita per Mondadori del Meridiano a lui dedicato, il professore triestino, da solo sul palco del teatro Verdi di Pordenone, con la consueta limpidezza e l'umiltà dei grandi, ha affrontato il tema di quale sia il vero argomento di un romanzo. Al di là dei personaggi, al di là della trama, al di là delle vicende narrate. Per esempio, ha detto, il cuore di un romanzo può non essere il protagonista bensì il narratore. Oppure, scrivendo una storia si può esprimere quello che si teme, quello che si desidera, quello di cui ci si vergogna, e allora questo diventa l'argomento del romanzo: le cose indicibili, i sentimenti che non si dovrebbero provare. Tema affascinante, e ampiamente indagato nel dialogo che costituisce La letteratura è la mia vendetta.

Parlando di cose complesse con sapiente semplicità, Magris ha incantato il pubblico; e lo ha fatto ripercorrendo "soltanto" i suoi libri, "perché solo di quelli io posso parlare". Ci è bastato.

La peculiarità dello scrivere un romanzo, ha spiegato, diversamente da quanto accade con un lavoro di non-fiction, è che il romanzo a un certo punto della stesura prende una direzione propria, ignota (almeno inizialmente) all'autore stesso, si trasforma rispetto all'idea originale, a volte la snatura, cambia in corso d'opera, diventa altro. Tanto che il professore stesso, come ha confidato, alla domanda su cosa stia scrivendo quando sta lavorando a un romanzo, risponde: "Non lo so". E non è per civetteria, assicura con quel suo modo scabro che gli crediamo senz'altro.

In penultima fila (noi eravamo nell'ultima) una ragazzina di una decina d'anni bisbiglia alla mamma di passarle gli occhiali che le tiene nella borsa; il bisogno di non perdersi nulla evidentemente è un sentire comune.

Strettamente legata alla genesi dei suoi romanzi, e del romanzo in generale, Magris ha condiviso la sua riflessione sullo stile che un autore utilizza quando fa narrativa rispetto a quando scrive un saggio, o un articolo di giornale. Una differenza che lui vive in prima persona, e lo induce a usare di volta in volta una scrittura diversa, a seconda che faccia il narratore, il saggista o l'opinionista del Corriere della Sera. Con una formula a lui cara, ha avvertito che nella struttura creativa (a differenza della struttura informativa della non-fiction) "il cosa è anche il come", perciò nel linguaggio sta molto di quello che il romanzo sarà, dirà e darà. E il professore approfondisce in La letteratura è la mia vendetta: "Non credo, per quel che riguarda lo stile, che si tratti di una scelta deliberata, perché uno scrittore non sceglie bensì fa quello che può ossia quello che deve; è la vicenda, l'oggetto che gli dettano lo stile". E ancora: "È troppo facile, in un romanzo, dire che un personaggio è triste; occorre far sentire la sua tristezza, senza dichiararla, dal modo in cui si accende una sigaretta..." Aggiunge Vargas Llosa: "Al momento di scrivere un romanzo, la ragione, l'intelligenza, la conoscenza non sono necessariamente gli ingredienti principali. Altri fattori spontanei, istintivi possono trascinare la razionalità al seguito di qualcosa che proviene da profondità irrazionali della personalità".

La letteratura è la mia vendetta: un titolo forte per indicare che, partendo dal presupposto che società e letteratura sono vasi comunicanti, la letteratura è il modo che abbiamo per prenderci la rivincita nei confronti delle (gravi) imperfezioni della società. Perché penetra come una lama (quella del coltello in copertina) nel profondo del mondo, cambiandolo dal di dentro. Nel senso che, spiega il Nobel peruviano, "quando i romanzi sono riusciti, ci fanno vivere, nell'esperienza magica della lettura, la finzione come una realtà; torniamo poi nel mondo con una sensibilità più acuta per comprendere ciò che ci circonda; inoltre, torniamo nel mondo con un atteggiamento critico. Per questo tutti i regimi hanno sempre diffidato della letteratura".

f.m.t.

 

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