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La linea sottile tra amore e ossessione
Quando la fortuna di un libro passa di bocca in bocca conviene stare all'erta: ecco "La casa di carta" di Carlos María Domínguez.

Se qualcuno dopo aver finito una storia prova il desiderio di consigliarne la lettura, allora potrebbe trattarsi di un libro speciale. A me è capitato di recente.

Una mia collega per arrivare in ufficio prende il treno ogni giorno: una trentina di minuti all'andata e altrettanti al ritorno, salvo ritardi. Una mattina, con il primo caffè in mano, mi dice: "Sto leggendo un libro che mi ha prestato X, la mia amica del treno". (Da quanto ho capito, il mondo dei pendolari su media distanza è fatto di persone che si incontrano esclusivamente su quel dato treno, e molto spesso nello stesso vagone: un microcosmo dove, viaggio dopo viaggio, nascono amicizie, si sclerotizzano odi, sbocciano amori.) Dice la collega: "Secondo me ti piacerebbe", e me lo porge: La casa di carta, di Carlos María Domínguez, Sellerio. Leggo le prime righe e paf!, quello che si dice un attacco fulminante:

"Nella primavera del 1998 Bluma Lennon comprò in una libreria di Soho una vecchia edizione delle poesie di Emily Dickinson e, arrivata alla seconda poesia, al primo incrocio, fu investita da un'automobile. I libri cambiano il destino delle persone".

Impossibile smettere (anche perché è un librino di un'ottantina di pagine e si legge in un soffio): non vi rovino nessuna sorpresa se vi anticipo che Bluma Lennon, docente di ispanistica a Cambridge, in seguito a quell'incidente muore. Il suo sostituto all'università un giorno riceve per posta un pacco indirizzato a Bluma: una copia di La linea d'ombra di Joseph Conrad piuttosto rovinata, coperta di quelli che sembrano essere resti di calce e cemento, e una dedica scritta dalla stessa Bluma. Il professore decide di scoprire chi abbia deciso di restituirle quel libro e perché, e ci porta con sé dall'Inghilterra a Buenos Aires e da lì a Montevideo, in Uruguay, sulle tracce di un bibliomane piuttosto eccentrico di nome Carlos Brauer. Un vero e proprio viaggio nel mondo dei libri e di chi li ama tanto da esserne ossessionato.

Alcuni passaggi vale la pena annotarseli. A partire da questo:

"Spesso è più difficile disfarsi di un libro che procurarselo. I libri restano con noi in nome di un patto di necessità e di oblio, come testimoni di un momento delle nostre vite al quale non ritorneremo. [...] Nessuno vorrebbe perdere un libro. Preferiamo perdere un anello, un orologio, l'ombrello, anziché il libro che non rileggeremo ma che serba, nella sonorità del titolo, un'antica e forse perduta emozione".

Quando l'io narrante arriva a Buenos Aires, la sua città d'origine, ne approfitta per trascorrere del tempo con alcuni amici scrittori, e tratteggia un mondo non così distante dal nostro:

"Vari amici mi regalarono i romanzi che avevano da poco pubblicato, ma ne parlavano pochissimo. [...] Le loro aspirazioni erano governate da una politica, anzi, da una tattica militare, volta ad abbattere le mura dell'anonimato, barriera insormontabile che pochi riuscivano a superare in condizioni di privilegio. C'erano astri sfolgoranti nella mappa delle lettere, gente che dalla sera alla mattina faceva soldi a palate con libri pessimi, promossi dalle case editrici, dai supplementi culturali, dal marketing, dai premi letterari, da film orrendi e dalle catene di librerie che si facevano pagare lo spazio in vetrina".

E ovviamente:

"Gli editori si lagnavano della mancanza di buoni libri, gli scrittori della ‘merda' pubblicata dai grandi editori, e ciascuno aveva pronta la sua protesta indignata, la giustificazione del proprio fallimento, la sua ambizione frustrata".

A un certo punto un personaggio commenta che "La biblioteca che si mette insieme è una vita. Non è mai una somma di libri". Ma un amore smodato può condurre a effetti opposti: Brauer aveva iniziato a sentirsi "intrappolato dai libri. Come trasferire una simile biblioteca? Come fare per non staccarsene? Vi aveva dedicato una vita. Era la sua opera".

Insomma, un grande amore, lo sapete meglio di me, può trasformarsi in una prigione, quindi attenti: possiamo soccombervi, o possiamo cercare di oltrepassare la linea d'ombra. Come, a suo modo, ha fatto Brauer.

Ma ora basta, altrimenti ve lo racconto tutto.

Fatemi una promessa: se questo libro vi piacerà com'è piaciuto a me, prestatelo o regalatelo a qualcuno che vi è caro. O almeno consigliategli di leggerlo.


Davide Musso

 

 

[Questo pezzo è uscito anche su Hounlibrointesta]

[Articolo pubblicato con Licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia]

 

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