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Watt Magazine
Dalla fantasia di Leonardo Luccone e Maurizio Ceccato una rivista aperiodica, unica e "senza alternativa".

Una rivista che è anche un oggetto ogni volta diverso, e viceversa. Parole e immagini sempre nuove, di numero in numero: Watt Magazine è un progetto ambizioso ideato e firmato da Leonardo Luccone e Maurizio Ceccato.

Chi ha fondato la rivista, e chi vi collabora abitualmente?

Watt nasce dall'intersezione virtuosa di Oblique Studio e Ifix di Maurizio Ceccato. Non ci sono altre persone a collaborare.

Con che cadenza esce?

Watt è sostanzialmente aperiodica. Esce un paio di volte l'anno.

Di cosa si occupa Watt? Citami uno o due esempi tratti dall'ultimo numero.

Watt vuole mettere in scena le storie, unendo la forza delle parole e delle immagini. Le narrazioni di Watt si presentano come racconti illustrati o, se preferisci, illustrazioni raccontate. Ci interessa indagare l'innesco delle storie e la loro evoluzione e crediamo molto in questo tandem narratore-illustratore.
L'ultimo volume uscito - Watt 0,5 - riflette, senza tanti sbandieramenti, sul tema della paura (paure ataviche ma anche paure più contingenti) e lo fa rimanendo ben saldo alla contemporaneità. Ti potrei citare il racconto di Edgardo Franzosini illustrato da Niccolò Pellizzon, dove l'epopea del pugile-poeta Cravan diventa un velina che mette a nudo l'incertezza della fama e l'inconsistenza dell'effimero, oppure le illustrazioni di Levi intorno alle quali Mari Accardi ha costruito una favola spettrale e devastante sulle bizzarrie dell'amore e del fato.

In un periodo storico come il nostro, in cui riviste e giornali fanno fatica a sopravvivere, perché avete deciso di dar vita a un progetto del genere? Quali sono gli obiettivi?

Perché c'è bisogno di produrre qualcosa che resti. Qualcosa che mostri l'altra faccia. Noi incassiamo la crisi e gli porgiamo l'altra guancia, ma dopo gli sferriamo un bel calcio e la scacciamo.

Su che supporto viene pubblicata e dove posso trovarla?

La rivista è cartacea e si trova in una cinquantina di librerie amiche. Sul sito trovi l'elenco. Il web (sito, facebook eccetera) espande la rivista ma non la duplica. Se vuoi Watt devi tenere tra le mani i quasi novecento grammi che pesa.

Infine: chi paga i conti? Ovvero: come pensate di rendere sostenibile il progetto e cos'avete in mente per affrontare il futuro?

Per ora li paghiamo noi. Watt vende abbastanza bene. Certo non è una fonte di guadagno. Watt è un laboratorio di sperimentazioni. Ne traiamo così tanti e edificanti vantaggi che vale la pena affrontare qualche sacrificio. Detto questo, stiamo lavorando molto con i librai, i nostri santi in paradiso per rendere Watt sempre più presente in tutta Italia. Vogliamo essere certi che Watt venga ospitata e coccolata e non che venga ammassata da una parte insieme ad altri malcapitati.
Vogliamo che la gente non aspetti altro che il prossimo Watt, un po' come accadeva una decina di anni fa con le riviste più fiche che c'erano in giro.


Intevista a cura di Davide Musso

 

[Articolo pubblicato con Licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia]

 

 

 

 

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