questioni di editing
La signora delle classifiche
Intervista a Elisabetta Migliavada, direttore della narrativa straniera di Garzanti.

Elisabetta Migliavada ha (quasi) trentaquattro anni, dal 2010 dirige la narrativa straniera di Garzanti (dov'era entrata quattro anni prima), ed è l'artefice, per capirsi, di alcuni dei titoli che hanno dominato le classifiche negli scorsi mesi (e a ben vedere anche oggi), come i romanzi di Clara Sánchez o Il linguaggio segreto dei fiori.

La tua vita quotidiana da editor la racconti su Hounlibrointesta, quindi io ti chiederei di spiegarci perché e come ti sei avvicinata al mondo dell'editoria, e attraverso quale percorso sei arrivata a dirigere la narrativa straniera di Garzanti.

Sono cresciuta in mezzo ai libri: la mia casa era piena di saggi, romanzi, volumi di ogni genere, tipo e dimensione. Quindi il mio cuore è sempre stato lì, ma è stato solo all'università che ho capito che avrei voluto lavorare in una casa editrice. Ho iniziato facendo la lettrice esterna, e poi, pochi giorni prima della laurea, mi si è presentata l'occasione di uno stage in Piemme, che ho afferrato al volo. Facevo di tutto, dal tirare fuori i libri dalle scatole, alle revisioni, alle bandelle, all'assegnazione della traduzioni. È stata una lunga gavetta, prima junior editor, poi editor, ma mi ha dato moltissimo, è qui che ho imparato le basi del mio lavoro, le basi del publishing. Quattro anni dopo sono stata chiamata da Stefano Mauri alla Garzanti, come editor della narrativa straniera. Ero felicissima ma anche un po' spaventata: bisognava cercare nuovi autori, ampliare il catalogo. In questi sei anni ho imparato moltissimo, e continuo a imparare molto, perché ogni libro è diverso, ogni romanzo ha le sue specificità, e non ci si annoia mai. Anno dopo anno ho trovato nuovi autori ed è stato bellissimo arrivare dove siamo arrivati adesso, anche grazie allo splendido gruppo di cui fa parte Garzanti, un gruppo editoriale indipendente, forte e ricco di idee e di persone meravigliose.

La crisi economica planetaria sta colpendo un po' tutti i settori industriali, e l'editoria non scappa. Ma il mondo del publishing italiano è in crisi da sempre: cosa consiglieresti a chi volesse comunque intraprendere una carriera in questo settore? Come dovrebbe muoversi e, soprattutto, a cosa potrebbe realisticamente aspirare (quali contratti, quali compensi ecc.) visto che anche qui il precariato è sempre più diffuso?

La prima cosa che consiglio a chi vuole lavorare in editoria è di essere curioso, non dare niente per scontato, non avere pregiudizi, leggere di tutto, dai romanzi che piacciono fino alle cose che si detestano, dai fumetti, ai giornali di ogni genere, ai blog, di letteratura e non. Essere curiosi a 360 gradi è fondamentale. Perché la curiosità, l'elasticità mentale, la fantasia combinati a disciplina e programmazione sono fondamentali in questo lavoro. Poi certo ci vuole anche una buona dose di fortuna, perché non è facile, soprattutto in questo momento, riuscire a trovare un'occupazione fissa, neanche in editoria. I master in editoria organizzati da sempre più università in tutta Italia sono utili e possono far capire i primi rudimenti di questo mestiere, oltre che offrire la possibilità di stage in una casa editrice. Poi consiglio anche di avvicinarsi spontaneamente alle case editrici, mandare curriculum, insomma non avere paura e farsi avanti. Certo la gavetta è necessaria, e quanto ai contratti come in sempre più settori ci vogliono anni prima di riuscire a trovare un posto fisso. Quindi costanza e determinazione sono fondamentali.

Cosa cerchi in un libro da pubblicare (a parte i numeri per arrivare in vetta alle classifiche)?

Una storia originale, mai sentita ma che allo stesso tempo affondi le radici in sentimenti, sensazioni, archetipi, in cui ognuno di noi si possa identificare. E poi una scrittura scorrevole e fluida. Un inizio che conquisti, ma anche una fine che non deluda. Personaggi lontani che ho modo solo di conoscere in un romanzo, e amici vicini, che condividano con me le mie paure, le mie speranze, le mie piccole felicità. Insomma cerco pagine che ti possano sorprendere a ogni angolo, come la vita.

Cosa leggi quando non leggi per lavoro? In altre parole: quali sono i tuoi autori e le tue autrici preferiti?

Raramente ho tempo di leggere libri per piacere, ma cerco di trovarlo durante le vacanze. Da sempre adoro il mondo delle favole e amo rileggermi le favole dei fratelli Grimm e di Andersen e, ogni volta che visito un paese, curioso tra le librerie in cerca di testi sulle fiabe e le tradizioni popolari del luogo. Credo che la struttura delle fiabe insegni molto riguardo alla meccanica e alla struttura del processo narrativo. Poi un autore che amo da sempre è Calvino. E poi ce ne sono molti altri, Da Dickens a Jane Austen, passando per Manzoni. E comunque lo ammetto: i miei autori preferiti adesso sono quelli che pubblico, altrimenti non li avrei preferiti, no? ;-)))

Ebook sì o ebook no? Perché e con quali prospettive?

Ebook sì. Perché l'ebook è un'opportunità. Perché grazie all'ebook si può ampliare la comunità dei lettori, si può far conoscere e far arrivare il libro dove prima non era possibile arrivasse. E per noi è un modo di scoprire nuovi modi di pubblicare. Certo adesso in Italia l'ebook è ancora un mercato molto piccolo, ma le previsioni sono per una crescita decisiva nei prossimi anni. E noi editori dobbiamo attrezzarci per dominare questa sfida.

Luci e ombre del tuo lavoro? 

Luci: non ci si annoia mai. È un lavoro pieno di sorprese. È imprevedibile. Permette di conoscere il mondo, leggere è come fare il giro del pianeta, leggere è come attraversare un nuovo paese ogni giorno, conoscere gente nuova, farsi nuovi amici. E pubblicare è creare una casa a un autore, farlo sentire a suo agio, portarlo dove pensava di non arrivare.
Ombre: si lavora sempre, giorno e notte. Non si stacca mai. Bisogna essere disposti a sacrificare un po' di libertà personale per fare questo lavoro.

Come ti vedi da qui a dieci anni? Ovvero: che progetti hai per il futuro?

Mi vedo sempre in bilico sul mio tacco 12, a cui non rinuncio mai nonostante abbia imparato che alle fiere del libro è meglio portare le ballerine. E mi vedo come adesso, in cerca di una storia. Perché spero che il mondo tra dieci anni sia sempre assetato di storie come lo è ora.

 

Intervista a cura di Davide Musso

 

Articolo pubblicato il 28.3.2012 con Licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia

 

Eventi
Rubriche