parole d'autore
Kyoto Songs
A un anno dal terremoto, tre cartoline di Francesca Scotti dal Giappone post atomico.

Marzo 2011

Quando Sumiko si  sveglia,

sua nonna è già inginocchiata accanto al letto, pronta a servirle la colazione. Brodo di miso, pesce e riso bianco. "Te la ricordi la storia di quel paravento?" le chiede. La ragazza non risponde e lascia che la nonna racconti ancora di quel pittore viandante che, per ricambiare l'ospitalità, aveva dipinto per loro molti anni prima. Senza pennelli, usando solo le sue nervose dita di novantenne e il color oltremare, aveva reso quella stanza preziosa. Pochi giorni prima di quel risveglio la terra in città aveva tremato, costringendo Sumiko a lasciare  la sua casa di Tokyo, il suo ufficio, il suo lavoro. Costringendola a  tornare a sud, dov'era nata. Il mattino profuma di brace, l'odore della sua infanzia. La stanza dove si trova è spoglia, e la fa sentire libera. Anche se, come a Tokyo, manca l'intimità. Ma qui è diverso perché prevalgono ombre rassicuranti, i mormorii dei suoi familiari. In città invece la luce era ovunque e la faceva sentire scoperta. Sumiko sdraiata nel suo letto di ragazza è felice di aver ritrovato una dimensione dimenticata ma è impaziente che Tokyo torni a schiudere i suoi occhi luminosi. Anche se, attratta spasmodicamente da quel bagliore, si dovesse bruciare.

 

Giugno 2011

Le bacchette di legno

sono unite come gemelle siamesi, le separo e inizio a mangiare. Riso bianco, sesamo nero. Yoshi mi versa il tè. Non parliamo, quel sussurro liquido è l'unica voce tra noi. Ho comprato del pesce e delle verdure per il nostro pranzo. Fuori una nevicata di petali, l'aria è tiepida. Vorrei aprire le finestre ma gli stridori della città che si sta ricostruendo sono invadenti. E non lasciano che i pensieri si allontanino da ciò che è successo. Vicino, lontano, ma anche dentro di noi. Assaggio le verdure, mi piacciono. Anche il pesce arrostito profuma ed è invitante. Ma Yoshi non ha nemmeno sollevato le mani dalle ginocchia. Mastico, deglutisco. I sapori si sprigionano nella mia bocca, mi sento viva. Yoshi guarda le ciotole davanti a sé, il suo stomaco gorgoglia. È il lamento della fame. Io, invece, continuo a mangiare. Non riesco a condividere la paura che si è avviluppata a lui anche se sento le onde delle sue emozioni rifratte. Un senso di inadeguatezza mi pervade. Beve del tè che non può saziarlo. La contaminazione non ha sapore, ma Loro ci hanno rassicurati e io ci credo. 
"Era tutto buonissimo" dice Yoshi allontanandosi da me. Le sue bacchette, invece, sono ancora saldamente congiunte l'una all'altra.

 

Febbraio 2012

Il locale di Hiro

questa notte è vuoto. Ed è strano perché è persino venerdì. Si trova in una via centrale di Kyoto, è piuttosto piccolo e un paio d'anni fa, quando lo frequentavo, era pieno di gente fino al mattino. Non era insolito dormire sul bancone e svegliarsi con le prime luci del giorno.
Musica rock non troppo invadente, birra e clientela sia giapponese sia occidentale. Non uno di quei locali tristi per stranieri, un luogo autentico per scambiarsi esperienze. E parlare inglese o giapponese con uomini e donne di ogni dove.
Hiro è in piedi dietro al bancone e mi sorride affabile come sempre. Indossa una maglietta a maniche corte anche se il locale non è più caldo e fumoso come le sere di un tempo. La musica è soffusa.
"Come vanno le cose?" gli chiedo.
Sceglie di essere sincero: "Non bene, dopo quello che è successo ho perso tanti clienti."
Lo vedo.
"Gli occidentali se ne sono andati e non sono più tornati." continua "Non solo i turisti, anche quelli che lavoravano o studiavano qui."
"E ora, cosa pensi di fare?" gli domando.
"Quello che stiamo facendo tutti quanti: andiamo avanti, senza distrazione né paura. Cerchiamo di reagire silenziosamente all'imprevedibilità della natura. Arriverà una nuova primavera."

Testi e foto © Francesca Scotti

 

Francesca Scotti è nata nel 1981 a Milano, dove si è laureata in Giurisprudenza. Diplomata in Conservatorio, suona il violoncello e si interessa di cultura orientale. Attualmente vive a Kyoto, in Giappone.

Nel 2011 ha pubblicato la raccolta di racconti Qualcosa di simile (Italic PeQuod), con cui ha vinto il Premio Fucini 2011.

Il suo sito è www.qualcosadismile.it

(E qui potete ascoltarla mentre legge le tre cartoline giapponesi.)

 

 

 

 

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