cose che capitano
La finzione necessaria
"Un mondo senza letteratura si trasformerebbe in un mondo senza desideri né ideali né disobbedienza": parola di Mario Vargas Llosa.

Già sapete che sono un acquirente compulsivo di libri. Un vizio che spesso mi porta ad agire d’istinto, in preda a una forza oscura che non riesco a controllare. L’ultima volta m’è capitato da Giufà, una bella libreria/caffetteria di Roma: ero in cassa per pagare un paio di birre e l’occhio (leggermente appannato dall’alcol, lo confesso) m’è caduto su uno smilzo libretto di cui al momento non ho colto l’autore, ma soltanto la frase riportata in copertina, che mi ha colpito al cuore:

“Leggere è protestare contro le ingiustizie della vita, così come scrivere. Chi cerca nella finzione ciò che non ha, dice, senza la necessità di dirlo, e forse senza saperlo, che la vita così com’è non è sufficiente a soddisfare la nostra sete di assoluto. E che dovrebbe essere migliore.”

Uscito dalla libreria con il mio piccolo grande tesoro tra le mani, mi sono reso conto di aver appena comprato Elogio della letteratura e della finzione di Mario Vargas Llosa, ovvero il discorso che lo scrittore peruviano tenne un paio d’anni fa quando ricevette il Nobel per la letteratura. Il libriccino in Italia è pubblicato da Einaudi ma se masticate le lingue potete leggerlo anche online, e merita la vostra attenzione. Ecco qualche assaggio:

[a undici anni] “La mia salvezza fu leggere, leggere buoni libri, rifugiarmi in quei mondi dove vivere era esaltante, intenso, un’avventura dopo l’altra, dove potevo sentirmi libero e tornavo a essere felice. E fu scrivere, di nascosto, come chi si concede a un vizio inconfessabile, a una passione proibita. La letteratura smise di essere un gioco. Si trasformò in un modo di resistere alle avversità, di protestare, di ribellarmi, di scappare dall’intollerabile, la mia ragione di vita.”

“Sebbene mi costi molto lavoro, e mi faccia sudare sette camicie e, come ogni scrittore, senta a volte la minaccia della paralisi, dell’inaridirsi dell’immaginazione, nulla mi ha fatto tanto piacere nella vita come passare mesi e anni a costruire una storia, dal suo incerto sbocciare, quell’immagine che la memoria aveva salvato da una qualche esperienza vissuta, che si trasforma in inquietudine, in entusiasmo, una fantasia germinata poi in un progetto, fino alla decisione di cercare di tramutare quella nebbia popolata da fantasmi in una storia.”

[la finzione] “È una necessità imprescindibile affinché la civiltà prosegua il suo cammino, rinnovandosi e conservando in noi il meglio dell’essere umano. Per non regredire verso la barbarie dell’incomunicabilità (…). Per non diventare servi e schiavi delle macchine che noi stessi abbiamo inventato. E perché un mondo senza letteratura si trasformerebbe in un mondo senza desideri né ideali né disobbedienza, un mondo di automi privati di ciò che rende umano un essere umano: la capacità di uscire da se stessi e trasformarsi in un altro, in altri, modellati dall’argilla dei nostri sogni.”

[La foto: ho citato Roma, e questo scatto cerca indegnamente di restituirne l’atmosfera, anche se la libreria Giufà sta a San Lorenzo e qui invece siamo a Trastevere, proprio fuori da Griot, un’altra libreria, specializzata in letteratura africana]

Davide Musso

 

[Questo pezzo è uscito anche su Hounlibrointesta]

 

[Articolo pubblicato con Licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia]

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