editoria precaria
10 ore al giorno, 800 euro al mese
Vita precaria di un addetto stampa.

Uomo, una trentina d'anni, una laurea, una grande passione per la lettura e la scrittura. E un lavoro precario come addetto stampa.

Quando hai iniziato a lavorare in ambito editoriale, e come?

Ho cominciato 4 anni fa con uno stage di ufficio stampa, presso una piccola casa editrice.

In generale, se volessi lavorare in una casa editrice, come dovrei muovermi?

Dovresti frequentare un corso per redattore editoriale, ce ne sono moltissimi privati, o tenuti da specifiche agenzie, e anche all'interno delle case editrici. Ormai i corsi hanno bypassato la formazione universitaria o accademica, in più conosci direttamente chi lavora in case editrici. Pensarci però mi fa tristezza perché l'università, certamente a causa di uno smantellamento progressivo dell'offerta formativa, è lontana dal mondo del lavoro.

Di cosa ti occupi oggi? Per che tipologie di aziende lavori?

Faccio l'ufficio stampa e il direttore commerciale. Lavoro per un editore medio piccolo. Per un altro, invece, leggo manoscritti, e a volte faccio il ghost sempre per l'ufficio stampa.

A quanto ammontano i tuoi compensi e, in generale, quali sono quelli medi in Italia?

I miei compensi per 6 ore lavorative al giorno, e doppia mansione, ammontano a 800 euro. Credo di essere molto fortunato, anche se lavoro almeno 8, 10 ore, se non di più, per far bene due cose. Comunque arrotondo come posso facendo altro che non riguarda l'editoria, dato che 800 euro bastano appena per un affitto in una città come Milano o Roma e per mettere qualcosa sotto i denti. E non ho versato neanche un centesimo per la mia pensione. Buono no?

Com'è cambiato il settore in termini di "concorrenza", condizioni di lavoro e compensi?

Faccio fatica dirlo, non so, appunto mi sembra che abbia risposto con la domanda precedente, ci si sente fortunati a non avere contratto, oppure a essere pagati in nero ma essere pagati. Ci si sente fortunati a non dover tornare a casa dai propri genitori. Insomma: ci si sente fortunati per pochissimo.

Di editoria si riesce a campare? E come?

A sopravvivere, niente di più. È un lavoro che consiglio a chi non ha intenzione di instaurare rapporti stabili, magari di farsi una famiglia. Il paradosso è che nonostante tutto mi sembra che sempre più persone vogliano intraprendere questa strada.

Quali sono i principali problemi che un ufficio stampa precario si trova ad affrontare in questo tipo di lavoro?

Il problema è la marginalità alla quale sei costretto dal mercato. Almeno per me, ufficio stampa di un piccolo editore. Ti chiedi se vali quel poco che guadagni, ti chiedi se ha senso quello che fai, dove finisce il tuo sforzo, e te lo chiedi ogni volta che entri in una libreria di catena, o compri Repubblica, o il Corriere, o TuttoLibri. Ti chiedi se non potresti essere più utile, se è davvero tutto qui. Ti manca il senso, ti senti negato il valore. Alcuni giorni però va meglio.

Cosa consiglieresti a un giovane che volesse intraprendere questa professione?

Uhm, non sono mai stato uno da consigli. Consiglio di sbagliare, prima o poi andrà bene.

 

Intervista di Davide Musso

 

 

[Articolo pubblicato con Licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia]

 

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