nero su bianco, le interviste come una volta
Esordi d'autore
"Oggi perfino Kafka faticherebbe a pubblicare". Intervista a Raul Montanari.

Trenta autori e la loro "prima volta": in Esordienti: lavoro in corso (Perrone Editore) Enrico Brizzi, Dacia Maraini, Paolo Giordano, Federica Manzon, Chiara Gamberale e tanti altri raccontano a Nicola Perilli il loro esordio, accompagnando il tutto con una serie di consigli per chi volesse provare a liberare il proprio manoscritto dal cassetto. Ecco come la vede Raul Montanari.

Quando e come ha esordito con il suo primo libro?

Nel 1991, a trentadue anni, ho pubblicato il romanzo Il buio divora la strada con Leonardo Editore. Collaboravo già con questo editore come traduttore letterario, e questo ha reso più facile che la mia proposta venisse presa in esame. In realtà in un primo momento l'editore pensava di pubblicarmi un libro di racconti, come si legge ancora oggi nel contratto; ma quando seppe che avevo scritto anche un romanzo preferì far uscire quello, perché i romanzi hanno un potenziale di vendita molto superiore. A oggi ho pubblicato undici romanzi e tre libri di racconti, infatti.

Essere esordiente oggi e ieri: cosa cambia, se cambia?

Prima della metà degli anni 90, pubblicare significava anche essere cooptato in una società letteraria, iniziare un rapporto di collaborazione con un editore, insomma presentarsi con una competenza molteplice. A partire dal '95-96 c'è stata una stagione (oggi molto rimpianta) di ricerca del giovane autore semplicemente sulla base del suo pubblico potenziale. Oggi pubblicare è ridiventato difficile, non come negli anni 90 per eccesso di chiusura del mondo letterario verso le nuove proposte, ma per la difficoltà di farsi largo in mezzo alla marea degli anelanti all'esordio, e per il progressivo restringersi del mercato per gli autori italiani.

Scelga un libro (non suo) con il quale le sarebbe piaciuto esordire. Perché?

Il processo. Perché è il più grande romanzo del '900. In ogni caso oggi perfino Kafka faticherebbe a venire pubblicato.

Quando ha smesso di sentirsi esordiente ed ha cominciato a considerarsi un professionista?

Direi dopo la seconda pubblicazione, La perfezione, Feltrinelli 1994. C'è stato un enorme aumento di attenzione della stampa e del pubblico nei miei confronti. A quel punto la strada era tracciata e cominciava a diventare possibile anche vivere del lavoro di scrittore, che naturalmente non è solo uno che scrive libri ma anche uno che fa racconti su commissione, reading, conferenze, corsi di scrittura creativa, interventi televisivi ecc.

Secondo la sua esperienza oggi per un giovane autore è meglio provare direttamente con i grandi editori o affidarsi alla piccola editoria indipendente? O quale altra strada?

Una cosa da non fare mai: pubblicare con un editore che chieda una partecipazione alle spese, in forma di pagamento o di acquisto da parte dell'autore di numerose copie del suo stesso libro. È come non pubblicare, perché questi falsi editori non distribuiscono nemmeno i libri, a volte neppure li stampano. Una cosa da fare sicuramente: affidarsi a un agente. Il sistema delle agenzie letterarie è molto cresciuto in Italia negli ultimi quindici anni ed è diventato affidabile. Un esordiente dovrebbe guardare i siti web degli agenti, verificare quali sono gli autori da loro patrocinati e scegliere l'agente i cui gusti letterari e le cui scelte professionali sente più vicini alla propria produzione.

Quale consiglio si sente di dare ad uno scrittore emergente?

Vedi sopra.

Infine, quanto conta la lettura nel percorso di crescita di un autore?

Tutto. Come diceva Edgar Allan Poe, l'originalità consiste semplicemente nel leggere tutto il leggibile e trovare un varco, un buco nella produzione presente e passata, nel quale infilarsi con una proposta nuova.

 

Intervista a cura di Nicola Perilli

[© Giulio Perrone Editore]

 

Rubriche