editoria precaria
Editoria precaria: ''In sette anni mai visto un contratto''
"Un consiglio ai giovani? Cambiate settore: siamo già in tanti e il lavoro non c'è". Parla una giornalista/editor free lance.

"Non ho mai firmato un documento, la bozza di un contratto, un accordo. È tutto sulla parola. Se non dovessi servire più nessuno avrebbe il dovere di spiegarmi il perché".

Dopo l'intervista alla ghostwriter, il nostro viaggio nell'editoria "flessibile" continua con una giornalista/ufficio stampa/editor/redattrice 31enne, con sette anni di lavoro - sempre e rigorosamente precario - tra carta stampata e case editrici.

Quando hai iniziato a lavorare in ambito editoriale e giornalistico, e come?

Ho cominciato nel 2004, subito dopo la laurea quinquennale in scienze della comunicazione. Ho risposto all'annuncio di uno stage pubblicato sul sito della mia università e da quei tre mesi di prova è nata una collaborazione durata quasi cinque anni. Operavo per un piccolo editore di Milano che però basava le sue entrate su progetti di comunicazione istituzionali con una forte spinta verso i nuovi media e la tecnologia. Non ricoprivo un solo ruolo: ho imparato a essere editor, ufficio stampa, content provider per clienti esterni, traduttrice dall'inglese all'italiano e viceversa. Mi occupavo anche dei contatti con le librerie e gestivo un po' di amministrazione. Lavoravo 8 ore al giorno, dal lunedì al venerdì, insomma un lavoro a tutti gli effetti, ma ero contrattualmente ed economicamente trattata come una collaboratrice saltuaria. Niente ferie, niente malattia, niente tredicesima-quattordicesima. Partiva Iva o niente.
Per l'ambito giornalistico la mia prima esperienza è partita con due mensili storici per cui scrivevo recensioni di libri per pura passione, niente retribuzione. A oggi li ho entrambi mollati perché dopo anni ancora non si era visto lo spiraglio di un euro. Quest'attività è alla fine diventata una libera professione quando da Milano mi sono trasferita a Torino lasciando la redazione milanese dopo un anno, pesantissimo, da pendolare. L'abbonamento del treno lo pagavo io al 50% dopo una lunghissima trattativa. Le collaborazioni più importanti, non dirò quali, sono nate da una serie di telefonate. Ho chiamato chi volevo convincere che valeva la pena valutare qualche mio pezzo. Non mi ha raccomandata nessuno. Forse ho avuto fortuna o forse è piaciuto il mio stile. Ma di spinte manco l'ombra, mai. Le avessi avute le avrei sfruttate.

In generale, se volessi lavorare in una casa editrice o scrivere su un giornale, come dovrei muovermi?

Cinicamente mi viene da dire che è meglio stare fermi perché il mercato è saturo. Sia nell'editoria sia nel giornalismo. Bisogna muoversi solo dopo avere studiato approfonditamente l'offerta editoriale italiana e le regole del mercato. Leggere tutti gli inserti culturali, seguire i maggiori siti internet dedicati, girare tanto in libreria, visitare e spulciare i siti degli editori, andare a trovarli agli stand delle fiere. Avere una formazione umanistica. Sfrutture le conoscenze se se ne hanno, armarsi di faccia tosta senza esagerare. Sperare nella fortuna.

Di cosa ti occupi oggi? Per che tipologie di aziende lavori?

Ad oggi sono libera professionista a tutti gli effetti. Lavoro per la carta stampata (settimanali e mensili), curo l'ufficio stampa di un editore, collaboro con un'agenzia letteraria.

A quanto ammontano i tuoi compensi e, in generale, quali sono quelli medi in Italia?

I compensi sono bassi e in continuo declino. I pezzi vengono pagati dai 25-30 euro sino a un massimo di 120 euro (parliamo sempre di lordo) a seconda della testata e, naturalmente, della lunghezza. Per l'attività di ufficio stampa, considerata come part time quotidiano, ci si aggira intorno ai 500 euro lordi mensili, fiere comprese.

Com'è cambiato il settore in termini di "concorrenza", condizioni di lavoro e compensi?

Le condizioni di lavoro per un libero professionista garantiscono ovvia flessibilità ma nessun tipo di garanzia. Non ho mai firmato un documento, la bozza di un contratto, un accordo. È tutto sulla parola. Se non dovessi servire più nessuno avrebbe il dovere di spiegarmi il perché. E io mi ritroverei priva di entrate senza potermi appellare a niente e a nessuno. I compensi sono drasticamente diminuiti, comunque. E non mi stupirei se continuassero a calare.

Di editoria e giornalismo si riesce a campare? Come?

Con difficoltà. Intendo dire che se si ha un mutuo da pagare e si vive in una grande città si campa di stenti. Per quello che sento e le testimonianze che raccolgo la quasi totalità dei lavoratori in campo editoriale-giornalistico non ha un contratto e raccimola dai 600 ai 1.000 euro al mese. Bisogna poi tenere presente che i pagamenti avvengono a 60-90 giorni dalla data di emissione della fattura per cui se non si hanno collaborazioni continuative si rischia di restare a secco in continuazione. Molta gente non viene retribuita per mesi.

Quali sono i principali problemi che un editor/redattore/ufficio stampa precario (o il collaboratore di un giornale) si trova ad affrontare in questo tipo di lavoro?

La totale mancanza di certezza riguardo quello che sarà "domani". Il rischio che i pezzi saltino e non vengano retribuiti. Il fatto che un editore può decidere, ad un certo punto, che è meglio continuare ad arruolare stagisti piuttosto che formare una figura professionale, investendo sul singolo anzichè su una massa impreparata che però costa zero.

Cosa consiglieresti a un giovane che volesse intraprendere questa professione?

Di non farlo perché siamo in troppi, il lavoro non c'è, si guadagna poco e ci si fa tanto sangue amaro.

Perché continui a lavorare in questo settore a queste condizioni?

È presto detto: ho una casa di proprietà e non sono proletaria. Posso permettermi uno stile di vita normale nonostante io arrivi a fine mese con 1.000, massimo 1.200 euro lordi quando lavoro tanto. Se domani però restassi senza impiego farei qualsiasi cosa. Dalla cassiera alla fruttivendola. Inoltre amo fortemente quello che faccio e ho avuto la fortuna di incontrare capo redattori umani che mi hanno dimostrato di voler valorizzare, almeno a livello ideale giacchè i prezzi non li fanno loro, le risorse giovanili se sono valide. Ho incontrato gente disposta a darmi una possibilità. A loro sarò sempre grata.

 

Intervista a cura di Davide Musso

 

[Articolo pubblicato con Licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia]

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