lost in translation
L'estasi di Orlanda
"Un libro straordinario": Chiara Manfrinato racconta il romanzo di Jacqueline Harpman

Jacqueline Harpman, Orlanda
Voland, 2010

raccontato (e tradotto) da Chiara Manfrinato

Tempo fa ero in Belgio, in un minuscolo villaggio vallone, dove, oltre a un supermercato, una panetteria, una brasserie, un'edicola-tabacchi e un asilo, c'è un castello con annesse ex scuderie che da qualche tempo, ogni estate, diventano le stanze di una residenza per traduttori che lavorano su testi di scrittori belgi francofoni. E esattamente un anno fa, lì a Seneffe, durante un aperitivo, dopo non poche esitazioni dovute in parte alla timidezza ma soprattutto all'ammirazione sconfinata, ho trovato il coraggio di avvicinarmi a Jacqueline Harpman, dicendole: "Salve, sono Chiara e sto traducendo in italiano uno dei suoi romanzi: Orlanda". La sola cosa che ricordo con chiarezza è che dopo avermi guardata, sorridendo, mi ha detto: "Poverina!".

Jacqueline Harpman è entrata nella mia vita per caso. Lessi per la prima volta un suo libro, per l'appunto Orlanda, quando ero ancora studentessa. Rimasi folgorata. All'epoca non avevo le idee chiarissime su quale sarebbe stato il mio futuro, ma non disdegnavo l'idea di diventare traduttrice letteraria. E mi ripromisi che, se ci fossi riuscita, avrei tradotto Orlanda. Di fatto, dopo un percorso tutt'altro che lineare, sono diventata davvero traduttrice letteraria e, un po' grazie a una considerevole dose di tenacia e a un'ancor più considerevole dose di fortuna, ho davvero tradotto Orlanda.

Avevo proposto il romanzo più o meno a tutti gli editori italiani in attività, senza successo. E dire che si tratta di un libro straordinario, adatto potenzialmente a lettori di ogni tipo: dai letterati eruditi in grado di coglierne ogni sottigliezza e ogni allusione ai cultori di storie avvincenti con finali a sorpresa. Aline, trentacinquenne professoressa di letteratura inglese, in attesa di un treno che la riporterà da Parigi a Bruxelles, legge Orlando di Virginia Woolf. La sua mente, però, è altrove e la sua attenzione si fissa su un ragazzo biondo che beve un caffè al bancone del bar. Un pensiero si fa strada in lei: "E se cambiassimo sesso?". L'impossibile si compie: Aline viene disertata da una metà della sua anima che va ad albergare nel corpo di Lucien Lefrène e da quel momento le due metà separate non troveranno requie finché non avranno ricostituito l'unità originaria.

Quando Voland mi comunicò che aveva intenzione di acquistare i diritti di Orlanda, chiedendomi se avessi voglia di tradurre il romanzo, sono andata in estasi. A seguire, lo strazio dei mesi passati in compagnia di Aline e Lucien, perché la traduzione si è rivelata tostissima, non tanto per i rimandi letterari e le citazioni, quanto per la prosa della Harpman, non solo ricca ma anche intrisa di un umorismo non sempre facile da leggere e tanto meno da rendere. Poi, dopo la travagliata revisione, alla ricezione delle ultime bozze, la pace dei sensi. E, alla fine, quando ho avuto il libro tra le mani, di nuovo l'estasi e una specie di meraviglia al pensiero che quell'Orlanda era un po' (anche) opera mia.

Chiara Manfrinato
chiaramanfrinato@gmail.com

 

[Articolo pubblicato con Licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia]

Eventi
Rubriche