nero su bianco, le interviste come una volta
A piedi con Moresco
Da Milano a Napoli per "ricucire un paese devastato". L'intervista di Filippo Nicosia.

Si è concluso da pochi giorni Cammina Cammina, un viaggio a piedi "agguerrito e pacifico" da Milano a Napoli organizzato dalle Tribù d'Italia e il Primo Amore. Nell'anno del 150° anniversario dell'Unità d'Italia più di 700 persone si sono unite al cammino nel tentativo di "ricucire con i passi un paese che si vuole sempre più disunito e devastato" accettando come unico simbolo il tricolore. Abbiamo incontrato Antonio Moresco, muscoli e cervello dell'iniziativa, per farne un bilancio e chiedergli dei futuri sviluppi.

Come mai uno scrittore, e un'intera rivista letteraria, Il Primo Amore, si sono messi a camminare?

La scelta di mettersi in cammino invece che organizzare un convegno è maturata in questo ultimo anno di fronte a una situazione che ci sembrava senza sbocchi e che ci chiamava a un movimento rigenerativo che coinvolgesse il corpo e la mente. Quanto alla nostra rivista, ha come sottotitolo: "giornale di sconfinamento". Bene, abbiamo cominciato a sconfinare non solo a parole ma anche nei fatti.

In 44 giorni più di 700 persone si sono unite al cammino. Te lo aspettavi?

No. Io mi aspettavo quattro matti, di cui uno naturalmente ero io. Si vede proprio che bisogna chiedere molto agli altri e a se stessi per avere molto.

Quali sono state le difficoltà più grandi che avete incontrato?

Le difficoltà sono state tante, però c'era evidentemente un fervore generale che ha permesso di affrontarle e di superarle con tranquillità e coraggio. Ci sono stati a volte problemi di incomprensioni e difficoltà caratteriali e personali, però in generale nessuno ha fatto pesare sugli altri i propri problemi e così abbiamo visto prendere vita questa strana e magica cosa che prima non esisteva.  

Riappropiarsi delle parole è una tua battaglia da tempo. Quali sono quelle hanno recuperato il loro significato nel cammino?

Alcune di queste parole sono state nominate nel nostro primo comunicato. Ne aggiungo quì solo una che però mi pare abbia guidato i nostri passi. Questa parola è: sogno. Noi abbiamo spostato un po' più in là i confini delle nostre vite e per un mese e mezzo ci siamo mossi dentro la stessa invenzione e lo stesso sogno.

Più in generale in cosa ti ha lasciato questa avventura?

È difficile per me dirlo in questo momento, perchè tutto è ancora troppo vicino e caldo. Una cosa è certa: qualcosa di profondo mi ha sicuramente lasciato, qualcosa che, dato il mio intontimento e la maniera carsica con cui prendo coscienza a poco a poco delle cose, emergerà prima o poi in una forma inaspettata nella mia vita e forse anche nella mia attività di scrittore.

So che c'è un'evoluzione di Cammina Cammina, puoi anticiparci qualcosa?

Cercheremo di organizzare per l'anno prossimo un'altra impresa ancora più esagerata e più folle, che abbiamo chiamato Stella d'Italia. Un movimento concentrico di persone che muovono incontro le une alle altre da ogni parte d'Italia, da nord e da sud, da est e da ovest, formando dei bracci di una stella che attraverserà l'intero Paese e lo unirà in un unico abbraccio.


Intervista di Filippo Nicosia

 

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