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Un uomo a pezzi
Un romanzo avvicente, quello di Michael Thomas, che punta il dito sulla questione razziale in America.

Ha solo quattro giorni di tempo il protagonista senza nome di Un uomo a pezzi dell'americano Michael Thomas, pubblicato della romana Nutrimenti, casa editrice spesso capace di incuriosire i lettori italiani con piacevoli scoperte provenienti da oltreoceano (vedi Percival Everett e Heather McGowan). Quattro giorni per ricomporre il mosaico scombinato della sua esistenza.

Un mosaico devastato, in cui i tasselli sono i frammenti della sua vita passata, fatta di sconfitte, di amici che si sono persi per strada, di tutte le umiliazioni e le discriminazioni che un uomo nero può affrontare in America; e della sua vita presente, fatta di una moglie bianca, tre figli, l'incapacità di concretizzare una promettente carriera universitaria, la disfatta come incompiuto scrittore e l'odioso ambiente di una media borghesia americana incarnata nel personaggio dell'insopportabile suocera.

A scandire l'infernale maratona attraverso una New York priva di immaginazione e spogliata del suo fascino luccicante, è la rincorsa disperata per trovare dodicimila dollari che, se non bastano a risolvere i problemi esistenziali, sono però necessari per l'affitto della nuova casa e per la costosa retta scolastica dei figli. Sono solo quattro giorni, novantasei ore, di affannose ricerche, di lavori da carpentiere malpagati, di bilanci esistenziali che affiorano nel vagare incerto e un po' vittimistico del protagonista. La scrittura di Thomas non lascia ampi spazi all'immaginazione, anzi incalza il lettore, facendolo oscillare fra dialoghi avvincenti e paesaggi intimi e nostalgici, il tutto in una corsa all'oro che, come in ogni trama ben strutturata, non si risolverà sino al termine della storia, incastrando il lettore nell'ordito delle vicende.

Ad emergere però con forza da questo romanzo è il quadro di un America in cui il problema della razza rimane una questione fondante. Lo sguardo che Thomas posa su tale argomento è però uno sguardo sottile, che muta la prospettiva angolare della visione e che consente di riflettere sulle mutate condizioni del problema.

C'era una volta l'America della segregazione razziale, l'America dei campi di cotone e dello schiavismo. C'è stata poi l'America dei diritti civili, delle marce da un milione di uomini; l'America degli eroi dell'uguaglianza, morti per un'idea nobile e per un sogno che sembrava possibile. Era un'America divisa, fatta di blocchi contrapposti, in cui le parti erano ben riconoscibili e ognuno sapeva con chi schierarsi.

L'America di Thomas è un posto in cui la discriminazione esiste ma ha mutato pelle, è apparentemente nascosta dietro atteggiamenti di normalità e accettazione, dietro maschere che hanno il sapore del politicamente corretto ma che in realtà puzzano di razzismo.

Se ha un merito il libro di Thomas, è proprio quello di far cadere il nostro sguardo su angolo di America necessario.


Alessandro Bandiera

 

[Articolo rilasciato con Licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia]

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